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La rabbia di una ragazza di 17 anni

“La rabbia è solo la punta dell’iceberg, la testa del serpente. C’è altro sotto” mi ritrovai ad affermare davanti ad una bella ragazza di 17 anni, arrivata al nostro Centro Studi Specialistici San Marco con mamma e papà.

Tutto nasce un paio di mesi prima, quando questa “principessa” come la definisce il papà si è trasformata in una “arpia” (demone femminile metà donna è metà uccello). Improvvisamente (a detta dei genitori, ma non è quasi mai così) la ragazza ha iniziato a chiudersi in camera, non voler più uscire con le amiche, a rispondere male ai genitori, in particolare alla mamma.

“Non è normale a 17 anni non volere uscire con le amiche di sempre” mi racconta la mamma.

“Non voglio stare con quelle s*****e!” urla la ragazza durante il nostro primo incontro.

Da dove nasce tutta questa rabbia? La ragazza è così tesa che basta veramente poco per farla esplodere.

“Non si vive più in questa casa, manca solo che vengano alle mani” afferma il papà. 

“L’altro ieri ha preso il telefono e lo ha lanciato contro il muro, per ora si è rotto solo schermo, ma se ci fossi stata io tra il muro e lei? O suo fratello minore?” riprende la mamma.

Nel giro di un paio di mesi la ragazza ha cambiato il suo comportamento. All’inizio i genitori hanno pensato che fosse tutto normale. Si sa nell’adolescenza gli sbalzi di umore, gli scatti di rabbia si alternano alla richiesta di una coccola.

Qualcosa però ha insospettito i genitori, il ritiro sociale, il non voler incontrare i propri coetanei. Il rimanere chiusa per ore e ore nella propria camera. Quando poi un adulto si avvicina alla sua porta e cerca di invitarla ad uscire, ecco che volano le male parole e la porta si chiude a chiave. Una prigione auto inflitta.

Cosa sarà accaduto a questa bellissima ragazza, curata nell’aspetto, ma con un fuoco dentro .

“C’è un fuoco che brucia dentro” dico io guardando la ragazza negli occhi.

Lei mi fissa, vorrebbe piangere ma è troppo orgogliosa per farlo davanti ad un estraneo. Si purtroppo sono un estraneo per lei ancora.  So che dovrò conquistare la fiducia di questa ragazza incontro dopo incontro. Ho un sospetto che cerco di confermare con una domanda diretta: “Quanta fiducia hai che gli adulti possano aiutarti in questo momento”. 

Lei rimane spiazzata, non si aspettava una domanda così diretta, in effetti un pò azzardata. 

“Bho non so, sono problemi miei, e loro non capiscono” risponde

“Loro i tuoi genitori?” chiedo io.

“Si”

“Ma amore noi ci siamo, puoi parlare di tutto con noi” risponde la mamma.

“Non è vero, voi non ci siete mai, sempre a lavorare o impegnati con le vostre cose, e poi non voglio parlare con voi” urla la ragazza.

Non è facile aiutare questa ragazza, perché se non ha fiducia nell’adulto non c’è molto spazio. 

Decido di azzardare una domanda, nel tentativo di agganciarla.

“Dimmi solo una cosa ragazzi, la legna che alimenta il tuo fuoco sono i tuoi genitori o la foresta che brucia è fuori casa?” so che è una domanda molto metaforica. Voglio capire se il problema sono i rapporti in casa o fuori.

Lei fa un mezzo sorriso, alza gli occhi, mi squadra dalla testa ai piedi e mi fa lo scanner fin dentro le ossa, vuole capire se sono un pericolo o meno. E’ il classico atteggiamento dell’animale braccato, che scappa da un potenziale pericolo e ha pochi secondi per decidere se chi gli è davanti è nemico o amico.

“La foresta” risponde lei senza distogliere lo sguardo.

Capisco che l’ho toccata, ho intuito il suo dolore e soprattutto l’ho riconosciuto. Quando si soffre è importante sentirsi riconosciuti e “visti” nel proprio dolore. L’amico è colui che riconosce il dolore dell’altro. Mi andata bene, so di averla minimamente agganciata.

Lo avevo intuito, perché normalmente se un ragazzo adolescente ha un problema di relazione con i propri genitori tende a uscire di casa, starci lontano per non affrontare il problema. Se invece il problema di relazione è fuori, cioè con i propri pari, i ragazzi si chiudono in casa. La casa diviene la loro protezione, il loro fortino, ma allo stesso tempo anche la loro prigione.

Per crescere in armonia in adolescenza abbiamo bisogno di un mix ben bilanciato di relazioni famigliari e relazioni sociali. E’ sempre un equilibrio delicato, soprattutto instabile, come un liquido infiammabile, basta poco per farlo esplodere.

Quando un ragazzo o una ragazza si ritira in casa mi preoccupo sempre. Ovviamente dipende dall’intensità e dalla frequenza. Se ha voglia di stare un giorno per i fatti suoi tutto normale, ma se la situazione persiste forse c’è qualcosa che sta covando sotto.

“Dottore ci dica, ma è normale che in così poco tempo ci sia questa trasformazione?”

“Assolutamente si, in adolescenza i cambiamenti sono repentini, molto veloci, avete fatto molto bene a chiedere aiuto tempestivamente e non lasciar passare troppo tempo.” rispondo.

“Si noi vogliamo aiutarla, non ce la faccio a vederla così” dice la mamma con una lacrima che scende silenziosa sulla guancia.

“Così come?” chiedo io che non amo lasciare le frasi a metà.

“Così, arrabbiata, triste, perennemente in disagio” risponde la mamma

“Io direi così sofferente. Ho ragione ragazza, il problema non è la rabbia, ma la sofferenza che stai provando” riprendo io.

Lei non dice nulla, abbassa lo sguardo, di nuovo vorrebbe piangere, ma l’orgoglio la frena. Finalmente si sente riconosciuta nella sua sofferenza e questo è estremamente liberatorio.

Spesso alla fonte di tutta la rabbia dei ragazzi adolescenti c’è la sofferenza. Una sofferenza che può avere tanti origini, dalla difficoltà di vivere con soddisfazione le relazioni sociali, alle tante paure di affrontare il mondo che appare un luogo ostile. Oppure le tante paure che un adolescente vive perché si sente inadeguato nei propri comportamenti o nel corpo che cambia e non ci si riconosce più.

Adesso so che davanti a me non c’è né una ragazza maleducata, ne trasgressiva, e non è certo un’arpia,  ma una ragazza con una profonda sofferenza.

Purtroppo lei non conosce l’origine della propria sofferenza e quindi non può affrontarla. Al centro la aiuteremo a dare un nome a questa sua sofferenza, e soprattutto a non scappare da essa. Perché quando ci si porta dentro la sofferenza non c’è un luogo di pace sulla terra.

“Quindi ragazza che intenzioni hai? Che facciamo?” chiedo io.

“Bho, non so, dimmi tu” mi risponde.

“Grazie della fiducia allora. Io ti propongo di venire qui al Centro per dare un nome alla tua sofferenza. Solo così potrai affrontarla.” propongo.

I genitori la guardano trepidanti, sanno che se lei non vuole venire non potranno portarcela di forza.

“Mmmm convincimi” dice lei con un mezzo sorriso.

“Ho capito, vuoi che ti faccia la corte! Credimi sono troppo vecchio per te” dico io che mi aspettavo una risposta del genere.

La mia battuta fa ridere tutti, anche lei ride, ora è più rilassata.

“Io sento che tu stai male, però solo tu puoi dire quanto. Soprattutto solo tu puoi decidere di liberarti di questo dolore. Il dolore non è mai inutile, ci protegge e ci può portare qualche insegnamento. Però poi diventa inutile quando abbiamo capito che dietro c’è altro.. La tua sofferenza ti ha portato qui, da adesso in poi è sofferenza inutile. Nel senso che adesso sai che la tua rabbia è originata dal dolore, e che dietro a questo c’è qualcosa che ora non conosci. Quando lo capirai allora ti libererai e tutto diventerà un ricordo. Ma soprattutto dopo sarai più grande e più matura perché sarai passata attraverso la tua sofferenza.” 

“Ma quanto devo venire, io ho tante cose da fare” risponde la ragazza.

“Come dice Nicolò Fabi in una sua canzone: non si può entrare in un negozio e lamentarsi che tutto ha un prezzo. Il prezzo è venire e metterti in gioco.” riprendo io.

Attimi di silenzio, i genitori sempre più in attesa, con il fiato sospeso.

“Va bhe, ma se mi rompo non vengo più.” 

“Se ti rompi ti autorizzo a mandarmi a f******o!” rispondo io.

Un lieve sorriso si dipinge sul bel viso di questa ragazza, e io spero che con il tempo possa trasformarsi in un sorriso aperto e sereno. E’ questo il nostro obiettivo al Centro Studi San Marco.

Se vuoi saperne di più scarica il vademecum gratuito per imparare a riconoscere i segnali di disagio di un adolescente.

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