segreteria@centrostudisanmarco.com

Lun - Ven: 9:00 - 20:00

Io a scuola a settembre non ci torno

“Io a scuola non ci voglio più andare” a dirmi questa frase, scandendo bene le singole parole, non era un bambino di 6 anni con il broncio e una lacrimuccia, ma un ragazzo di 16 anni, alto 180 cm per 75 kg. Alberto ha un bel problema a scuola.

“Ho provato a caricarlo in auto a forza, ma è così grande e grosso che è finita a botte e un po’ ne ho date, ma le assicuro dottore che ne ho anche prese” dichiarò il papà.

Davanti a me Alberto, 16 anni con mamma Luisa e papà Franco. Tutti e tre mi guardano e aspettano che dica qualcosa. Luisa e Franco si aspettano da me una qualche parola magica, in grado di convincere il figlio a tornare a scuola. Alberto aspetta solo un mio passo falso per attaccarmi al muro (e non solo metaforicamente).

Mi viene spontaneo: “Ammazza devi veramente aver sofferto come un cane in questi ultimi anni!”. Mamma e papà rimangono basiti, Alberto mi guarda negli occhi e ribatte: “Sì è stata una m***a!”.

L’unica cosa che mi sento di rispondere è: “Mi spiace, la scuola dovrebbe essere una bella esperienza per tutti, ma purtroppo non lo è per alcuni”. Sento che l’aria è cambiata nella stanza. Alberto risulta più disponibile, anche se ancora guardingo, mi faccio spiegare meglio la situazione dai genitori.

Purtroppo, mi riportano una situazione che ho sentito centinaia di volte. Il ragazzo andava abbastanza bene alle scuole primarie, le maestre non si lamentavano più di tanto. Un po’ distratto, con tanta voglia di giocare piuttosto che stare sui libri. Alle scuole medie inizia il disastro. Già nel primo quadrimestre del primo anno i genitori vengono convocati dagli insegnanti. Il ragazzo disturba in classe, irriverente nei confronti degli insegnanti. Insomma, un bel maleducato. Mamma e papà di Alberto rimangono stupiti, non riconoscono il figlio nei racconti degli insegnanti. Vedono le difficoltà, soprattutto nel fargli fare i compiti il pomeriggio. La mamma lo deve rincorrere per casa, e papà a sera tardi è costretto a ripetere con lui le lezioni più importanti. Secondo gli insegnanti è un problema di disciplina, deve essere tenuto a briglia stretta. Solo l’insegnante di matematica si permette di dire che forse c’è altro, ma non sa bene identificarlo.

La situazione non migliora, anzi peggiora. Alberto riesce a malapena ad ottenere il sei nelle varie materie, ma a fronte di tanta fatica, tante ore, troppe per lui. Accumula una frustrazione sopra l’altra.

Con il tempo la sua frustrazione diviene rabbia e quando inizia la scuola superiore questa rabbia esplode. Iscritto ad un istituto professionale solo perché c’è l’obbligo scolastico, ma lui non dimostra particolare interesse per la scelta della scuola. Dice ai genitori che andrebbe in una scuola dove non ci sia matematica, italiano, inglese e storia. Difficile trovarla, anzi impossibile.

Il primo anno accumula tre debiti, a settembre gli insegnanti vogliono dargli fiducia e lo ammettono al secondo. La situazione non migliora e alla fine del secondo anno arrivano altri tre debiti.

Da tre mesi la situazione è particolarmente deteriorata. Alberto sta sveglio fino alle 4 di mattina a guardare video di Youtube o chattare con gli amici. Alla mattina non si alza prima delle 12, è vero che è estate, ma questa abitudine è iniziata a maggio e ha perso parecchi giorni di scuola. Mamma e papà sono al lavoro e lui anche se fissa la sveglia poi la spegne e torna a dormire.

In famiglia non fanno più un pasto assieme da mesi. Alberto si alza, mangiucchia qualcosa, poi torna in camera, a metà pomeriggio torna in cucina per farsi un panino e a notte inoltrata apre il frigo e mangia quello che trova.

Gli amici sono sempre meno presenti, e quindi se ne sta rintanato dentro la propria camera. Guarda serie TV, sta sui social, ma anche non fa nulla. È completamente bloccato. Non ha interessi, ha lasciato lo sport che amava perché dice è troppo impegnativo, tanto lui non vuole diventare un giocatore di calcio.

All’inizio i genitori non si preoccupano, pensano sia solo un periodo: l’adolescenza. Passerà si dicono, basta aspettare. Ogni giorno però la situazione si cristallizza e questi comportamenti diventano abitudini, pessime abitudini.

Quando Alberto arriva da noi al Centro Studi Specialistici San Marco è già estate inoltrata, e dalle sue parole capisco che non ha intenzione di studiare per farsi ammettere alla terza.

“Tanto quando ho 16 anni compiuti non potete più obbligarmi ad andare a scuola” afferma fieramente a me e ai genitori. Luisa e Franco mi guardano sconfortati.

“Se solo studiassi almeno 1 ora al giorno, ce la faresti, lo dicono anche i tuoi professori” risponde la mamma.

“Signora, capisco il suo punto di vista, ma se fosse così semplice non credo che sareste qui da noi oggi” puntualizzo io. Non lo faccio per il puro piacere di puntualizzare, ma per cominciare a mettere un dubbio nella testa di loro tre. Spesso quando si affronta un problema si usa il paradigma del “più di prima: ovvero quando la soluzione è il problema”. Tradotto: non hai risultato a scuola perché non studi, allora studia di più. Questo a volte può essere una valida soluzione, ma non sempre. Il problema è proprio lo studio e non puoi chiedere ad un ragazzo che ha problemi di studio di studiare di più. Non funziona!

Spiego che noi del Centro Studi Specialistici San Marco prima di agire vogliamo capire il problema, quello vero. Non quello superficiale, quello che appare, ma quello nascosto. Quello che ancora nessuno conosce, ma che è la causa di questi comportamenti.

“Adesso so solo che tu hai accumulato un sacco di frustrazioni, che hai sofferto per anni perché nessuno ha veramente capito perché per te è difficile studiare. Non so però il perché, e se non capiamo il perché è del tutto inutile ogni tipo di intervento. Non voglio convincerti a tornare a scuola a settembre, né che la scuola è un posto bello e figo. La scuola è semplicemente un luogo dove puoi imparare qualcosa, ma per farlo devi trovare un po’ di serenità e soprattutto deve essere un’esperienza di successo. Perché la motivazione si alimenta con il successo. Se una persona continua a sbattere la testa contro un muro ovvio che prima o poi gli passa la voglia. Quello che posso fare per te è aiutarti a capire cosa non funziona quando tu studi. Possono essere molte le cause, perché per avere successo a scuola non serve solo la buona volontà, ma un mix di tante competenze. Se anche una sola salta, salta il banco. Se tu sei disponibile e vieni qui per tre o quattro incontri possiamo capire cosa non va. Poi quando avrai capito potrai decidere se proseguire i tuoi studi oppure no.” Guardo Alberto negli occhi. Lui mi guarda, capisco che non è del tutto convinto, ma risponde: “Va bhe tre, al massimo quattro non di più”.

“Non di più te lo prometto” rispondo e prendo appuntamento per il prossimo incontro. Ora la partita è tutta da giocare, ma so per esperienza che siamo sulla strada giusta.

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su google
Google+
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn
Condividi su pinterest
Pinterest

2 risposte

  1. Mio figlio ha 14 anni e già dal anno scorso che non ci vuole andare a scuola, e sempre rinchiuso in camera , stiamo trattando di aiutarlo con una psicologa però vedo che non e abbastanza 🥺

    1. Carissima Mariela, ci spiace per la situazione. Purtroppo tanti ragazzi stanno soffrendo in questo periodo. Bene che vi siete rivolti ad una professionista del settore. A volte i tempi di risoluzione del problema non sono immediati, ma speriamo che tutto proceda per il meglio. Se avete bisogno di un supporto non esitate a contattarci, cercheremo soluzioni assieme.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Fissa ora la tua Consulenza Gratuita!

Inserisci i tuoi dati e sarai richiamato per fissare il giorno e l'ora della consulenza.

Scarica Gratuitamente il Vademecum e comunica con il tuo ex-coniuge senza litigare!

Inserisci il tuo indirizzo email per accedere Gratuitamente alle 3 risorse a te riservate