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Luca e la sua allergia allo studio

Teenage boy on sofa, listening to music — Image by © Sverre Haugland/Image Source/Corbis

“Dottore, abbiamo provato di tutto, anche con i soldi sa. Dieci euro per una sufficienza, ma non è servito a nulla”

Davanti a me il papà di Luca che mi racconta la situazione. Alla sua destra il figlio che sta frequentando il secondo anno di un istituto superiore in città a Vicenza. Vicino al figlio la mamma, che parla poco con la bocca, ma tanto con gli occhi. Il suo sguardo è un misto di rabbia e disperazione. 

“Caspita quella volta che prende 10 si quanti soldi avrà diritto?” Dico io per stemperarare il clima teso.

Luca se ne sta zitto, sembra indifferente a ciò che sta accadendo nella stanza, ma così non è perché ogni tanto alza lo sguardo verso di me. Sembra chiedere aiuto, non tanto per risolvere il suo problema, ma per salvarlo dai genitori che lo stanno attaccando.

“Gli insegnanti sono stati chiari, l’anno scorso a causa del COVID non hanno bocciato nessuno, ma lui sarebbe stato da fermare. Quest’anno però, non pensare di avere la stessa fortuna” dice la mamma rivolta a Luca.

“Il problema è che lui non si mette a studiare, e si che la scuola l’ha scelta lui. A noi andava bene tutto, anche la formazione professionale, basta però fare le cose seriamente. Il pomeriggio non tocca un libro manco a pagarlo. Arrivano note perché non fa i compiti. Siamo stati convocati tre volte dall’inizio dell’anno dalla dirigente. 

A casa è tutto un litigio, noi che cerchiamo di obbligarlo a studiare, lui si arrabbia e ha iniziato anche a rispondere male, a mandarci a quel paese. Dieci giorni fa, dopo l’ennesimo litigio ha preso la giacca ed è uscito di casa, spento il telefono per due ore. Non sapevamo dov’era. Per fortuna era rimasto in zona.

Insomma non ha voglia di studiare!” Chiude con questa sentenza il papà.

Non ha voglia o non riesce?” Chiedo io guardando negli occhi il ragazzino.

“No no, non ha proprio voglia” nuova sentenza del papà.

“Secondo me non riesce. Mi spiego meglio. Quello che voi vedete è corretto, Luca non studia. Per studiare serve sicuramente motivazione. La motivazione è come la benzina che mette in moto l’auto e la fa camminare. Però la motivazione è un processo che avvia, guida e mantiene attivi dei comportamenti mirati a un obbiettivo. Luca, secondo me, non è in grado, non riesce ad attivare questo processo.”

“Va bhe che differenza fa?” Chiede il papà.

Se dite che non ha voglia date un giudizio morale. Dite che lui è svogliato, è un cattivo studente. I giudizi rischiano di rimanere attaccati alla persona, come delle etichette. Luca sta costruendo la sua identità e se continua così si convincerà che lui è un cattivo studente, e quindi non ci può far nulla. Come risultato lui si impegnerà sempre meno nello studio.

Ti faccio una domanda Luca: se il pomeriggio non studi come occupi il tuo tempo?” Chiedo io.

“Bhe, un pò riposo, un po gioco con i video giochi, un po esco con gli amici” mi risponde.

“Quanto giochi con i videogame?” Chiedo.

“Un paio d’ore” risponde.

“Veramente anche quattro o cinque” ribadisce la mamma.

“Non sempre!” Urla il ragazzo.

“Però, bravo, io non riuscirei a stare davanti al PC per quattro o cinque ore. Vedete signori, quando c’è da giocare con i videogame Luca riesce ad attivare il processo di motivazione. Quando invece c’è da studiare non riesce.” I genitori mi guardano stupiti. Non avevamo mai preso in considerazione questa prospettiva.

“Vedi Luca, se invece di giudicarti come uno svogliato e cattivo studente, cominciamo a chiamare le cose per il loro vero nome, possiamo aiutarti meglio. Tu oggi non riesci ad attivare il processo di motivazione allo studio.

Le cause possono essere tante:

  • la tua storia personale, cioè come hai vissuto la scuola dalla prima elementare a oggi. Questo influisce molto. Se l’ambiente scuola per te è stato un luogo dove sei stato bene, hai avuto esperienze positive questo ti porta ad alimentare la motivazione. Se invece da tanto tempo la scuola per te è stato un luogo dove ti sei annoiato, oppure hai vissuto delle frustrazioni, è normale che non ci vuoi stare.
  • i tuoi obiettivi: quali sono? Perché hai scelto quella scuola? Cosa ti aspettavi di ottenere frequentandola?
  • quello che ti dicono i tuoi genitori, a parole e con i fatti. I ragazzi hanno bisogno di essere sostenuti, di sentire che i genitori credono in loro, insomma hanno bisogno di sapere che fanno il tifo per il loro successo e non di giudizi che bloccano lo sviluppo.

Per prima cosa è importante per te Luca, capire perché non riesci ad attivare il processo di motivazione allo studio. Bisogna che rileggiamo assieme la tua storia scolastica, che capiamo come affronti la noia, la frustrazione che c’è sempre quando si va a scuola.  Poi è bene per te fare chiarezza rispetto agli obiettivi che hai per il tuo futuro. Non tanto fra dieci anni, ma nell’immediato. 

Sarà importante poi per te fornirti degli strumenti pratici per avviare il processo e mantenerlo.

Cosa ne pensi?” Chiedo.

“Si, io vorrei andare meglio a scuola così almeno i miei la smettono di rompere le scatole, e poi quella scuola che ho scelto mi piace anche.” Risponde.

“Bene Luca sei sulla strada giusta, hai già fatto il primo passo, il più importante, quello di capire che c’è un problema e averlo definito, ora si tratta di mettersi in cammino per risolverlo.” E mentre dico questa frase incrocio lo sguardo di tutti e tre. Mamma e papà si sentono più sollevati, vedono il figlio da una prospettiva nuova. Un ragazzo che ora non riesce, ma non vuol dire che questa situazione rimarrà invariata. C’è un po più di speranza che è quella che serve in queste situazioni. Il rischio è desistere, non credere che si possa cambiare, ma quando si ha quindici anni si ha tutta la vita davanti e quindi infinite possibilità di cambiamento.

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