Scuola: scusa figlio non ho consigli da darti

papà salute1 gokCaro genitore, inutile che ti ricordi che da pochi giorni la scuola ha aperto le porte ed ha accolto tuo figlio. Per alcuni bambini il primo giorno di scuola è un momento di grande gioia ed emozionante. Si ritrovano i compagni di classe, le insegnanti etc. Si ritorna ad un’organizzazione di vita dedicata alla costruzione, dopo aver vissuto il meritato riposo.

Non per tutti i ragazzi, però, l’avvio dell’anno scolastico è un momento piacevole. Qualche genitore mi racconta che già alcuni giorni sono iniziati i pianti, le grida di disperazione, lo stridor di denti. La casa si è trasformata in un girone d’infermo dantesco. Alcuni ragazzi che seguo mi hanno chiesto fuori dai denti: “Ma perché bisogna andare a scuola?”

Questa è la madre di tutte le domande alla quale ogni genitore, prima o poi, è chiamato a risponde. Alcuni genitori mi interpellano e chiedono una risposta “corretta” “preconfezionata”. Magari disponessi di questa risposta. Se fosse poi efficace, se bastasse a motivare gli studenti meriterei il Nobel per l’educazione. Scusate, ma ad oggi non ho ancora raggiunto questo grado di illuminazione, anche se non lo nego ambisco al blasonato premio internazionale.

Io credo che non possa esistere una risposta giusta per questa domanda. Lo credo perché la motivazione non nasce semplicemente dalla risposta preconfezionata. La motivazione ad apprende si costruisce giorno dopo giorno, assieme agli insegnanti, al contesto e anche alla società. Si parla tanto di demotivazione scolastica, ma oggi la società ritiene l’apprendimento un valore? Mi sembra che passi maggiormente il messaggio che il futuro dei giovani è incerto, difficile, oscuro. Molti ragazzi vivono con ansia la fine del ciclo scolastico perché non vedono futuro. Perché dovrebbero impegnarsi ed usare le loro energie per un domani oscuro? Di questa immagine del futuro noi adulti siamo i principali colpevoli. Invece che spaventare i giovani dovremmo alimentare in loro una visione positiva del futuro. Almeno non caricarli delle angosce che la nostra generazione sta vivendo rispetto al futuro.

La motivazione non si può instillare negli altri, la motivazione parte da dentro, dalle risposte personali che ognuno trova dopo un percorso. Voler dare una risposta ai giovani studenti sul perché bisogna studiare è sbagliato di per sé. Lasciamo che siano gli allievi a scoprirlo, anche se sarà un percorso tortuoso, e a volte doloroso. E’ il cammino che crea il significato non la meta.

Io non ho risposte, io ho la mia risposta. Ci sono giunto dopo anni, dopo sofferenze e successi. Posso condividerla con un ragazzo, posso raccontare la mia storia nella speranza che lui ne tragga degli insegnamenti. Posso raccontare che ho studiato poco e male durante il periodo delle scuole superiori, perché interessato ad altro e perché haimé gli insegnanti erano poco esigenti con me. SI haimè perché poi mi sono sprovvisto di conoscenze, che ancor oggi devo colmare. L’ho capito da solo e solo dopo. Posso raccontare del mio blocco nel percorso universitario e di quanto sia stato difficile riprendere e concludere. Raccontare che il blocco era dovuto ad una sopravalutazione delle mie forze, “ma si ce la farò a laurearmi anche se lavoro, cosa vuoi che sia”.

Posso raccontare tutto questo, senza veli, senza vergogna. Non posso convincere nessuno, sopratutto non lo voglio fare. Posso donare il racconto della mia esperienza, sarà chi riceve che deciderà come usarla.

A te genitore, che ti trovi a dover rispondere alla domanda del perché si deve andare a scuola, ti consiglio semplicemente di raccontare la tua storia. Di condividere con lui i pensieri e i significati che hai dato alla tua personale esperienza di studente.
Si apprende grazie alle storie, anche e soprattutto alle storie di vita. La storia porta con se sempre dei significati.

Non aspettarti che tuo figlio ne esca motivato, l’importante è che ne esca arricchito dal tuo racconto.

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