Come fare quando la pagella è un disastro nonostante tuo figlio passi pomeriggi interi a studiare

Quando i ragazzi portano a casa pagelle che lasciano l’amaro in bocca, molti genitori non considerano che prima bisogna definire qual è il problema, trovarne le cause  e solo dopo cercare la soluzione più adatta.

Facciamo finta che giochi a tennis: per poter scegliere la racchetta migliore, devono essere considerati diversi fattori. Tu vuoi  la migliore racchetta, la più adatta al tuo gioco, la racchetta che ti facilità la giocata e ti fa vincere i set. Conosci bene il tuo modo di giocare sotto il profilo tecnico, ti alleni da tanti anni e ti fai consigliare dal tuo allenatore per scegliere al meglio. Non sceglieresti in base ai consigli dei tuoi amici giusto? Ti serve un parere tecnico.

Ti racconto la storia di Samuela con qualche difficoltà nella matematica negli anni della scuola elementare, egregiamente superati grazie a un percorso specifico. Bene, la rivedo dopo qualche anno a 14 anni è iscritta al primo anni di Liceo: a dicembre ha 5 materie sotto il sei. 

Quando incontro Samuela ha lo sguardo preoccupato e triste quando parla della propria pagella e racconta gli sforzi compiuti per arrivare (o non arrivare) a quei risultati.

Ecco come Samuela descrive una sua giornata tipo:

Quando mi alzo al mattino, non riesco a fare bene colazione, tra la bicicletta che devo prendere per andare a scuola e l’attenzione per il traffico, mi si chiude lo stomaco. Verso le 9.00 mi gira un po’ la testa, ma poi mi riprendo perché la lezione di matematica è un po’ difficile e devo stare sempre sull’attenti quando si parla di numeri! La ricreazione parlo con le mie amiche ma se ho un’interrogazione nella 4 ora mi porto in cortile il libro da ripassare perché potrebbe interrogarmi. Di solito chiedo alla mia amica di farmi qualche domanda. Quando vado a casa, dopo aver mangiato un bel pranzo (a quel punto arrivo che mangerei un bisonte) mi guardo un po’ la tv, poi mi metto in camera e inizio a studiare dalle 14.30 fino alle 17.30 poi vado in palestra e nel tragitto mangio un frutto. Ritorno alle 19.30, una doccia, la cena e poi via di nuovo sulla scrivania a studiare dalle 20.30 fino alle 22.00 o 22.30. Non mi sento sicura, mi sembra di fare sempre poco, così metto la sveglia alle 5.00 e addormentandomi mi dico “domani mattina recupero e studio quello che non ho fatto a tempo a studiare”. Poi vado a scuola la prof mi interroga e io non mi ricordo nulla, tutti mi guardano, la prof mi chiede se ho studiato le rispondo di si, ma lei mi guarda un po’ così…a quel punto mi viene da piangere.

Samuela è una ragazza con testa,  ha amiche, va nella scuola che ha scelto lei, i genitori sono presenti e la rassicurano: è una famiglia come tante dove non ci sono grossi problemi. Eppure, eppure i suoi genitori, per fortuna, una domanda se la sono posta: “Ma se lo studio e l’impegno ci sono, come mai non bastano per farle avere voti positivi?”.

In effetti l’impegno, la quantità di ore sui libri sono importanti ma non sono i fattori determinanti. Ma perché succede questo? Perché nonostante l’impegno i risultati non arrivano?

Cerco di sintetizzare, per quanto mi è possibile, quali sono i fattori principali che possono portare a risultati non soddisfacenti seppur con un elevato impegno; è importante che come genitore lo abbia ben chiaro per prendere le decisioni giuste e scegliere il modo migliore per uscire dal pensiero che in tuo figlio potrebbe strutturarsi  e cioè “studio ma non serve”.

  1. FATTORE TEMPO.

La quantità di tempo sui libri nello studio pomeridiano è importante ma è anche relativa; ciò che serve è che sia un tempo usato con concentrazione, determinazione, scandendolo a seconda della consegna richiesta dall’insegnante, intervallato da brevi pause che possono essere anche ogni ora e mezza volendo.

  1. FATTORE ORGANIZZAZIONE.

Organizzare lo studio pomeridiano è già un passo per il “sei” in pagella: se non c’è capacità di fare una tabella giorno per giorno per dare il giusto tempo alla materia e al compito giusto, i ragazzi purtroppo tendono a trascinare in avanti il tempo, di fatto decidendo di non decidere prendono la decisione sbagliata (cioè quella di non decidere e di lasciare che le cose vadano). L’organizzazione nello studio permette di limitare le distrazioni perché si danno delle priorità alle materie.

  1. FATTORE METACOGNIZIONE.

Un ragazzo per studiare efficacemente, cioè per consolidare l’apprendimento nel medio e lungo termine, deve saper riconoscere quando ha capito e quando no, deve saper scegliere quali strategie di studio servono per studiare storia e quali per apprendere i concetti della matematica. Si chiama metacognizione: se non sa riflettere sulla sua esperienza di studio mentre la sta facendo non coglierà quei segnali di gli servirà molto tempo per comprendere i concetti.

  1. FATTORE ANSIA/PAURA.

Ansia e paura se in “dose” elevata, purtroppo non facilitano l’apprendimento ma lo ostacolano, poiché le energie impiegate da tuo figlio nel gestirle saranno tolte allo studio, alla concentrazione, alla capacità di focalizzazione. Di solito anche il sonno e l’alimentazione potrebbero risentirne, così come anche i rapporti con i compagni e i professori (e con gli adulti in generale).

  1. FATTORE SICUREZZA IN SE’ STESSI

La sicurezza in sé stessi permette di trovare un’ancora di salvataggio interiore anche quando la tempesta è fuori! La sicurezza ha un valore insostituibile ed è importante non solo nel rapporto con noi stessi ma anche nel rapporto che instauro con le prestazioni che mi vengono chieste. Se tuo figlio non ha sedimentato dentro di sé una sufficientemente solida sicurezza in sé stesso e nelle proprie capacità, purtroppo sarà più esposto all’ansia e alla paura, ad esempio.

Caro genitore, hai appena scoperto quali sono i fattori che impediscono a tuo figlio   di ottenere il successo che merita nello studio. Tuttavia, a questo punto ti starai chiedendo cos’è successo a Samuela, quella ragazza di prima superiore che ho seguito nel mio studio. Quindi lascia che ti racconti la fine di questa storia con le parole di sua mamma.

Samuela  ha capito meglio qual era la sua difficoltà, la causa e che doveva cambiare modo di affrontare lo studio. Ha capito che non può leggere il paragrafo successivo se non ha capito quello precedente sperando che le si chiariscano le idee alla fine del capitolo. Adesso quando ha una difficoltà, vedo che ci pensa e pensa a quale può essere la cosa migliore da fare; ora se lo chiede, prima agiva di impulso. Abbiamo costruito assieme una scaletta settimanale per lo studio a casa, ha ridotto di 2 ore al giorno lo studio, alla sera ascolatva musica, guardava qualche film o chiacchierava con le amiche invece di stare sui libri. Si è attivata per recuperare le insufficienze ma stavolta programmandole per tempo e studiando con qualche amica. Ha mantenuto il ritmo di studio e di organizzazione e a giugno Samuela è stata promossa!

E con questo, permettimi di incoraggiarti a iniziare proprio adesso a comprendere meglio dove sta il problema, quale è e cosa lo ha generato. Ciò aprirà la strada alla soluzione migliore per tuo figlio!

Chiama pure nel nostro Centro Studi e richiedi un appuntamento scrivendo a segreteria@centrostudisanmarco.com con un nostro professionista: darà a tuo figlio un aiuto concreto ed efficace!

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su google
Google+
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn
Condividi su pinterest
Pinterest

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *