Mia mamma è peggio della maestra

Alice entra nel mio studio tutta arrabbiata, sono le 17.00 e vedendola che non parla, con lo sguardo verso il basso, le braccia conserte, mi viene naturale chiedere a questa bimba di sette anni cosa sia accaduto. Mi aspettavo raccontasse del solito litigio con il fratello minore, oppure con l’amica del cuore. Invece no, mi racconta che ha passato due ore a fare i compiti scolastici fianco a fianco con la mamma. Fin qui nulla di strano, se non il tanto tempo dedicato. Chiedo quindi di spiegarmi cosa sia successo, allora la bimba racconta che dopo aver completato tutto il compito di italiano (doveva completare delle parole) la mamma si era particolarmente arrabbiata. Secondo questa signora, che sedeva nella sala d’aspetto del mio studio, la bambina era stata disordinata e quindi aveva preso il quaderno della figlia e strappato il foglio. “Rifai fino a che non sarà fatto come dico io!” Sentenziò la signora. La bimba rispose: “Ma tu non sei la mia maestra, alla mia maestra va bene come faccio, cosa ne sai tu che non ci sei a scuola!” tra lacrime e rabbia.

Insomma un bel litigio.

Decido quindi di far uscire la bambina con una scusa banale e chiedo alla mamma di entrare. Mi faccio raccontare l’episodio per essere sicuro di non aver frainteso le parole della bambina. La mamma conferma tutto, fieramente. Superati i classici cinque secondi in cui per istinto avrei ripreso brutalmente la signora, strappandole io stesso la “patente di genitore”, mi sono chiesto cosa ha spinto questa persona a comportarsi così.

E’ palese e chiaro a tutti che non sia cosa buona e giusta strappare i fogli del quaderno dei propri figli dopo che questi hanno lavorato. Non importa se hanno lavorato bene o male. L’atto del strappare umilia il bambino/a e fa perdere di vista l’obiettivo, che è imparare anche dai propri errori. Per cui, sgombriamo il campo subito, per me è sicuramente utile far rifare l’esercizio, ma che rimanga traccia del precedente lavoro, così che si possa confrontare il prima e il dopo. Le umiliazioni, inoltre, non fanno sicuramente crescere e quindi vanno evitate.

Torniamo alla domanda di base: cosa ha spinto questa signora ad agire così, a sostituirsi all’insegnante. Accade ai genitori che entrano troppo nel ruolo. Un genitore ha il dovere e piacere di educare i propri figli, ma al contempo non è solo. C’è tutta la società che si prende cura dell’infanzia; a volte sbagliando, a volte parzialmente, ma non tutto ricade sulle spalle dei genitori. Mamme che oggi si sentono in dovere di trasformarsi in insegnanti dei propri figli, domani che faranno: le consulenti dei propri figli, le datrici di lavoro, le colleghe o peggio “le psicologhe” dei propri figli (con tutto il rispetto per le vere psicologhe che sicuramente quando vanno a casa lasciano il titolo fuori dalla porta).

Attenzione agli eccessi del ruolo, si perde la naturalezza, la leggerezza, la spontaneità che è fondamentale in un rapporto educativo. Questi sono genitori che, sentendosi soli, ritengono di occupare spazi educativi che non sono di sua competenza. Lasciamo alle insegnanti il ruolo educativo di sviluppare le competenze previste dal mondo della scuola.

Ma se sono le insegnanti che dicono che devo seguire di più mio figlio?” giustamente qualche mamma può chiedere.

Aiutare il proprio figlio/a nell’esecuzione dei compiti scolastici significa supervisionare il lavoro, sviluppando autonomia. Il compito di un genitore mediamente, se quindi il figlio non ha particolari difficoltà segnalate dalle insegnanti (quelle vere, non le insegnanti/mamma) è:

  1. definire un’orario di inizio dei lavori e sollecitare, se serve, l’avvio dell’attività;

  2. in avvio verificare con il proprio figlio/a le varie attività da svolgere;

  3. valutare se serve materiale particolare ed attrezzarsi per recuperarlo;

  4. essere a disposizione, quindi a domanda si risponde, ma anche qui la risposta non può essere in sostituzione del proprio figlio, ma spingerlo a trovare da solo una risposta;

  5. verificare la corretta esecuzione dei compiti in termini principalmente di quantità (tutti i lavori eseguiti) che di qualità, lasciate il controllo qualità alle insegnanti.

Ma allora io cosa faccio se fa tutto mio figlio?” qualche mamma/insegnante può chiedere. Svariate sono le attività che un genitore può svolgere al posto di tormentare il proprio figlio durante l’esecuzione dei compiti scolastici. Un pò di creatività forza signore, un pò di inventiva, non è che vi possiamo suggerire tutto. 🙂

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