Gira un “nuovo virus” nelle scuole dell’infanzia!

 

 mafalda esaurita gok Si gira un virus negli ultimi anni, da circa 4 o 5 anni, virus dilagante in tutte le scuole dell’infanzia: prende le mamme tipicamente, attacca subito sui bambini ed è molto difficile da debellare.

E’ il virus delle “attività extrascolastiche”. Pochi si salvano, molti cedono per la continua esposizione al virus e ne sono colpiti quando meno se lo aspettano: si tratta dell’attività di riempimento dei pomeriggi liberi dei propri figli oculatamente operata da ignari genitori che pensano di riempire un vuoto nella vita del figlio e invece creano i presupposti per crearlo.

Vedo una situazione di questo tipo: al nido arrivano genitori trafelati, presi da mille inconmbenze (e Dio solo sa quanto sia faticoso stare dietro a tutto e a tutti) e soprattutto preoccupati del fatto che i bambini si stacchino troppo presto da mamma e papà e che si sentono in colpa per dover andare a lavorare e inserirli al nido. Senso di colpa spesso ingombrante, spesso sproporzionato rispetto alla situazione e che comunque “alberga” in altre situazioni vissute dal genitore (con i suoi genitori o nella coppia ad esempio).

Passano gli anni del nido a velocità supersonica; i bimbi crescono, si spostano e atterano alla scuola dell’infanzia. E lì …è l’apoteosi! Tra genitori ci si guarda (ed è brutto dirlo ma è la realtà che moltissimi genitori mi riportano) e ci si misura e purtroppo si viene anche misurati molto! “Che attività fa tua figlia?”…”Nessuna?? e come mai?”….” Ah il mio gioca a pallone nella squadra dei pulcini del tal paese…” ….”peccato che non lo porti anche tu…stanno bene assieme!”….”dai pensaci, poi mentre loro giocano magari ci facciamo due chiacchiere e un caffè”. Arriva così come una proposta di gioco per bambini, ma se nessuno dei due genitori si accerta che è di un allenamento di calcio di cui il figlio ha bisogno a 5 anni dopo 8 ore di scuola dell’infanzia, ebbene se nessuno se ne accerta molto probabilmente potrebbe verificarsi un paradosso:  il bambino andrà alla partitella di calcio per far bere alla mamma il caffè con la mamma dell’amichetto!

Eh si, poi quando si torna a casa i bambini ti guardano e non capiscono perchè non giochi con loro dopo 10 ore che non ti vedono (8 di scuola e 2 di partitella) e gli dici subito che è ora di cena e non c’è tempo per il gioco perchè ha giocato “amore mio ma non ti basta mai…ti sei sfogato, ma possibile che non vuoi fare altro?!?!”; e poi quando arriva il papà è giustamente stanco, si trascina sul divano e alla richesta “giochiamo con i lego papà?” la risposta è “porta pazienza sono troppo stanco! Ma non si andato a sfogarti a calcio??”.

Credo che al bimbo non serva avere 18 anni per capire, da un dialogo così, che il calcio serve ai suoi genitori.

Tornano i conti? Purtroppo è una dura verità, amarissima…parte anche da lì (non solo ovviamente) l’ansia da prestazione che i bambini sviluppano da lì a poco tempo.

Ecco alcune dritte che ti possono aiutare:

  • fargli fare l’esperienza della piscina d’inverno non è un problema, se la fa con mamma e papà e fratelli/sorelle allora diventa una bellissima esperienza di collaborazione (i fratelli più grandi aiutano i più piccoli a vestirsi, ci si asciuga i capelli reciprocamente, ci si aspetta per entrare in vasca eccc…);
  • imparare dei passi di danza è una bellissima esperienza per dei corpicini aggraziati e tenerissimi che sembrano libellule e farfalle quando si muovono a passo di danza; diventa una bellissima esperienza se la bimba può mancare una lezione per una festa di compleanno e se per il saggio può sentirsi libera di declinare gentilmente l’invito senza “capricciare” o farsi venire “il mal di vomito”;
  • tennis, minibasket ecc… esperienze forgianti per la conoscenza della prorpia forza fisica e per imparare a gestirla; se a questo aggiungiamo che non vi è competizione, che non vi è valutazione, e che non deleghiamo a nessun allenatore ad insegnare a nostro figlio “come si fa a tener duro” allora sono solo esperienze di gioco…. e allora guai a chiamarli allenamenti (i veri spostivi chiamano “allenamento” tutt’altra fatica).

La scuola dell’infanzia è un tempo ricco, costruito su misura per i bambini: fuori dalla scuola dopo 8 ore di lontananza da casa i bambini hanno bisogno di ritrovarsi negli occhi dei genitori, di sperimentare un tempo pieno di emozioni, di coccole, di discorsi, parole e sguardi.

Buon tempo libero con tuo figlio!

 

 

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2 risposte

  1. Quanto e’ vero Federica!! Che bella parola ” libero”. E’ lo spazio temporale che sviluppa la creativita’, che rafforza il desiderio e la scelta di stare insieme..

    Penso che per i genitori sia prezioso tenerlo a mente!!!
    Grazie

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