Come aiutare tuo figlio a superare la paura dei comportamenti aggressivi dei bambini

 

brothers fighting

“Come aiuto mio figlio a superare la paura dei comportamenti aggressivi degli altri bimbi?” Nelle mie tante consulenze ai genitori (ne faccio una ventina al mese solo nelle strutture per l’infanzia in cui lavoro come coordinatore e pedagogista) mi sento spesso fare questa domanda. I genitori mi raccontano un po’ agitati, frastornati e un po’ increduli come i loro bambini gli riportino scene di comportamenti aggressivi contro di loro da parte di compagni; io che spesso vedo e sono presente so bene che le scene riportate non corrispondono in termini oggettivi a quanto riportato dai bambini, ma colgo che il racconto è invece intriso delle loro forti e contrastanti emozioni. I bambini nel raccontarle così mettono in scena la loro paura, tutta la loro paura senza filtri senza se e senza ma…

Il genitore tendenzialmente però non lo coglie, si concentra sui fatti e soprattutto su ciò che il figlio ha presumibilmente subito e coglie nel fluire del racconto e dei mille particolari riportati la conferma dell’ accaduto. Così ecco i primi segnali del corpo del genitore che fanno capolino:

  • sguardo con pupilla dilatata
  • pallore
  • voce increspata
  • respiro affannato
  • ritmo cardiaco accelerato
  • corrugamento della fronte

Non c’è sa stuprirsi: quando qualcosa ci colpisce e ci sorprende negativamente siamo sotto l’influsso del nostro cervello rettiliano (la struttura più arcaica) e reagiamo così. Ma cosa vedono i nostri figli? Vedono la propria mamma o il proprio papà reagire così e dalla loro reazioni traggono le loro conclusioni: “la mamma si è preoccuapata, si è agitata…caspita….mi è successo qualcosa di veramente preoccupante!”. E così l’associazione che ne deriva conferma la percezione che il bambino ha dell’esperienza che ha fatto, aumentandone la paura e la sensazione di impotenza che ne deriva.

Ok, dopo la reazione al racconto, ti stai chiedendo “cosa posso fare per aiutarlo concretamente?”. Oh questa si che è una domanda intelligente! Cioè cosa puoi dire e cosa puoi fare per dargli il giusto insegnamento?

Ecco spiegato in termini semplici 5 strategie sempre adatte:

  • digli che ti dispiace molto per la paura che ha preso e per il fatto che il compagno l’ha trattato male
  • lascia che ti racconti altri particolari, anche se sono visibilmente esagerati evita di correggerlo, lascia che narri e che il flusso di emozioni faccia il suo corso
  • accogli le emozioni così come te le comunica senza “correggerle” (“non devi sentirti così, stai sereno”) o svalutarle (“alla tua età hai ancora la lacrima facile?!?”)
  • chedigli di disegnare la scena come l’ha vissuta, ciò gli permetterà di scaricare ulteriore ansia se ancora dopo il racconto a parole ne rimane
  • crea una scenetta in cui gli fai vedere come può affrontare queste situazioni mettendoti al suo posto

Da oggi in poi, anziché dirgli “difenditi” dagli tutte le coordinate per farlo e ricorda che si potrà difendere nel momento in cui lo farà senza fare male a sé stesso, agli altri, alle cose.

Questa è vera autodifesa!

 

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2 risposte

  1. Mi permetto di aggiungere a titolo di ulteriore riflessione un altro aspetto. Quando assisto a scontri fisici tra bambini (dove a volte c’è pure mia figlia) non intervengo mai subito e nell’attesa mi accorgo che il conflitto si risolve nell’arco di un paio di minuti. Viceversa se ad assistere sono presenti altri genitori, non c’è nemmeno il tempo di capire cosa stia accadendo che già intervengono frenando e alzando la voce per evitare il protrarsi della situazione. Per me è molto più importante lasciare fare quell’esperienza perché dal conflitto i bambini hanno la possibilità di imparare molte più cose che non dal bloccarlo sul nascere. Eventualmente si potrà cogliere in seguito l’occasione di spiegare loro in pochissime e semplici parole come ci si comporta, senza tuttavia frenare sul nascere un impulso. Bambini con scarse autonomie sono anche quei bambini a cui non si lascia lo spazio di vivere tutte le loro emozioni e che ad ogni difficoltà si aspettano che corra loro in aiuto un genitore, l’insegnante, ecc.

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