Adolescenti e ansia da prestazione scolastica: ecco come si presenta, da dove nasce e come gestirla.

 

L’ansia da prestazione scolastica colpisce duro e non solo i bambini della scuola primaria e della scuola media, ma anche gli adolescenti che frequentano le scuole superiori, addirittura anche in classe 3/4/5 dove magari non si penserebbe. Dopo tanti anni di carriera scolastica il senso comune ci porta a pensare che un ragazzo a 17 o 18 anni è ormai esperto nell’arte dello studio e non è facilmente preda dell’ansia.

Ebbene non è così!

L’ansia in realtà non è un male in sé e per sé; è un meccanismo positivo di attivazione che ci permette di rendere al meglio e di rispondere adeguatamente nelle situazioni che richiedono una maggiore concentrazione, attenzione.

L’ansia serve per il raggiungimento di un obiettivo, ma se mal gestita può diventare un meccanismo di auto sabotaggio che impedisce di affrontare in modo adeguato i compiti che ci prefiggiamo

Mentre nei bambini non è sempre immediato distinguere l’ansia da prestazione scolastica da altro, nell’adolescente è meno problematico, perché il suo sviluppo cognitivo permette di differenziare facilmente il reale dall’immaginario.

Ovviamente si può parlare di ansia laddove un adolescente manifesta un’ansia molto intensa, a lungo e con molta frequenza ; diversamente se si tratta solo di episodi possono essere legati a sforzi intensi o passaggi dovuti alla crescita, dove i fattori in gioco sono altri.

Come si presenta l’ansia scolastica?

L’ansia da prestazione scolastica è una forma di ansia che si presenta come:

  • pianti, tremori,
  • mente offuscata.
  • mal di pancia e di testa
  • crisi di panico prima di varcare l’ingresso della classe,
  • tachicardia
  • nervosismo, permalosità
  • stato di agitazione, insonnia
  • perdita di interesse verso gli hobby o la scuola

Non c’è niente di più dannoso del trattare le forme di ansia scolastica come se fossero tutte uguali, senza tenere conto delle differenze individuali. Infatti le manifestazioni dell’ansia non sono tutte uguali così come gli adolescenti non sono tutti uguali.

Del resto anche tu nella tua vita di adulto, per esperienza diretta, sai di poter essere in ansia per diversi motivi rispetto a tuo marito o al tuo collega; e che ciò che mette ansia te può lasciar indifferente un’altra persona, anche un tuo familiare stretto.

Il fatto che un adolescente provi una sensazione di ansia che oltrepassi una certa soglia, fa sì che la prestazione ne risulti pregiudicata o sia resa gravemente difficoltosa. Questo crea un vero e proprio circolo vizioso: all’ansia, si somma una cattiva prestazione, che fa nascere la paura di non farcela, che pregiudica a sua volta la prestazione successiva rendendola molto negativa e accresce, di fatto, l’ansia alla prova successiva;

Da dove nasce?

L’ansia da prestazione scolastica negli adolescenti (soprattutto in 3/4/5 superiore) è fondamentalmente:

1. il mancato aggiornamento delle strategie di studio per rispondere alle richieste della scuola

2. la paura dell’insuccesso

3. la paura del giudizio negativo

4. la paura dell’eventualità di non essere capace di superare la prova che deve affrontare

5. la paura del futuro e dell’università, del mondo al di là della scuola superiore

Solitamente l’ansia da prestazione scolastica ha una matrice familiare, cioè affonda le sue radici nell’ambiente familiare (in particolare nelle aspettative che hanno i genitori nei confronti dei figli).

Ma non possiamo fermarci solo al contesto familiare.

Lo stile comunicativo dell’insegnante è molto importante e molti insegnanti parlano dell’esame di maturità ai ragazzi, già all’inizio della prima superiore. Ma ne parlano in modo terroristico e minaccioso come se l’esame fosse domani e come se i ragazzi non avessero alcun interesse a  superarlo.

La paura è un’emozione che “lavoro sotto terra” nell’animo umano, serpeggia sottocute e non possiamo arrestarla se non ne prendiamo consapevolezza.

I ragazzi prendono coscienza di provare paura solo dopo un lavoro di autoriflessione e di conoscenza di sé: non basta chiederglielo e dirglielo “ehi, secondo me hai paura dell’esame!” perché passi. 

NO. NON FUNZIONA COSì.

La vedi tu genitore la sua ansia: ma non basta, deve prenderne coscienza lui e modificare il suo stile di fronteggiamento!

Come gestirla?

Innanzitutto per aiutare tuo figlio a gestirla, tuo figlio deve accettare di avere un malessere ed essere disponibile a fare una lettura della sua situazione con un professionista. Cioè una persona competente e preparata che sia al di fuori della cerchia familiare e scolastica.

Ora mi immagino che ti stia chiedendo “perché non posso aiutare io direttamente mio figlio?”. Si certo che puoi: accompagnalo e sostienilo nel suo percorso con un professionista. Cioè intendo dire che come adolescente in 3/4/5 superiore il tuo supporto e sostegno sono importanti ma è lui che si deve attivare.

C’è anche un altro fattore: come genitore sei immerso nel problema e non puoi vedere  né la maggior parte dei fattori che hanno contribuito nè le soluzioni. E non c’è nulla di sbagliato in questo, credimi!

Anzi! Ma è meglio cercare di capire meglio gli elementi che giocano a favore di quest’ansia e la fomentano (involontariamente ovviamente). Dovrai comunque decidere di proporgli un aiuto esterno professionale e competente.

Ciò che puoi fare tu (e solo tu) è far si che la “barca familiare” resista e non si faccia travolgere o buttare sugli scogli. A volte è questione di tempo, le trasformazioni in atto possono non essere visibili. Per questo è importante che passato il terremoto rimangano le forze e le condizioni per ricostruire.

Ecco: il regalo più bello che puoi fare a tuo figlio è mantenere le tue energie per sostenerlo nella ricostruzione di una quotidianità scolastica senza ansia.

Se hai riconosciuto tuo figlio in questo articolo, se stai vivendo una situazione come questa è arrivato  il momento di agire: contattaci scrivendo a segreteria@centrostudisanmarco.com e  chiedi di parlare con il responsabile della sede più vicina a te. Verrai ricontattato entro 48 ore!

 

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