Perché un buon padre dovrebbe cucinare

In questi anni in cui imperversano in TV format legati alla cucina, di tutti i tipi, gusti e particolarità, colgo l’occasione per affrontare un argomento a me caro: i papà in cucina.

papà figlia gokNella mia vita di padre mi sono sempre occupato, e mi occupo tutt’ora di cucinare per la famiglia (beninteso quando sono presente a casa) e di fare la spesa alimentare (attività che mi piace particolarmente). Ho imparato a cucinare all’età di 12 anni, quando mia nonna materna decise di trasferire le conoscenze famigliari all’ultimo nipote della nidiata, superando il pregiudizio che fossi un maschio. Sinceramente non so cosa la spinse, ma credo che fui io ad insistere perché mi iniziasse al libro “sacro” il “Talismano della felicità”. Un libro di ricette di cucina italiana che comprendeva dall’antipasto al dolce e che mia nonna utilizzava da sempre. Ancor oggi conservo quella copia di forse 1000 pagine edito nel 1960, come se fosse una reliquia; uno dei pochi ricordi della nonna ora scomparsa.

Di fatto dai 12 anni in poi mi cimentai ai fornelli, anche se non ho mai pensato di trasformare questa passione in una professione. Quando diventai padre divenne naturale per me occuparmi della cucina.

In questi anni però ho approfondito il senso ed il significato di questa semplice attività domestica e ho trovato nei libri di Jasper Juul, terapeuta famigliare danese, interessanti spunti.

Juul afferma che la cucina è il “ponte di comando della famiglia”, perchè si entra rapidamente in contatto con tutti i componenti. Inoltre cucinare rappresenta un modo concreto, orientato all’azione (e quindi tipicamente maschile) di nutrire in tutti i sensi i componenti della famiglia.

Se ci pensi per migliaia di anni l’uomo si è sempre occupato di procurare il cibo per la sua famiglia. Alla mattina l’uomo preistorico usciva dalla caverna per cacciare e non tornava a casa senza una preda. I figli vedevano questa azione concreta e quindi capivano che la cura della famiglia era ben spartita tra mamma e papà. Poi l’uomo è diventato agricoltore e allevatore, e alla mattina il papà usciva di casa per mungere le mucche, raccogliere il fieno e le verdure etc. I figli vedevano che il padre si occupava concretamente di loro.

Poi arrivò la rivoluzione industriale e il padre usciva di casa per procurarsi il salario. Tornava a casa con i pochi soldi che metteva al centro della tavola e la mamma li divideva in buste diverse (una quota per pagare l’affitto, una quota per i vestiti, una quota per il cibo etc.) e i figli vedevano che il padre si occupava di loro.

Poi è arrivata l’era moderna e i padri escono di casa la mattina, lavorano, i soldi sono accreditati in automatico sul conto corrente, tornano a casa e…

Qui casca l’asino.

I figli leggono le azioni concrete, non soltanto le parole o peggio le intenzioni, perché la vita di un bambino è fatta di concretezza, di quotidianità.

Poter vedere il proprio padre che prepara il cibo per tutti, assaggiarlo, digerirlo è un’azione concreta che passa il messaggio che il papà si occupa della famiglia, ci investe, e quindi ci tiene. Non credo sia un’atto banale, scontato, credo come Juul che sia un atto dovuto per tutti i padri. Non occasionale (perché il papà non può esserci solo la domenica dietro un barbecue), ma atto quotidiano.

“Ma io a pranzo sono fuori casa per lavoro, non posso cucinare”, obietterà qualche padre, ci sono sempre le cene, che sappiamo hanno un tempo diverso del pranzo.

“Ma io torno a casa giusto in tempo”, magari posticipare di trenta minuti la cena forse è possibile, non bisogna preparare cene lucchiane.

“Ma a casa mia ha sempre fatto tutto la mia mamma”, lo so siamo italiani e la mamma è stata la regina dei fornelli, ma ci si può evolvere, e poi la tua mamma magari non lavorava e forse tua moglie si.

“Ma io non so cucinare” hai imparato tante cose nella vita, magari hai una laurea in ingegneria, non è che cucinare un piatto di pasta sia più difficile di costruire il ponte sullo stretto di Messina.

Vi lancio la nostra  prossima iniziativa della community genitoriok in anteprima: corsi di cucina per papà! Sarebbe una bella iniziativa, e credo che sia veramente facile organizzare il tutto. E poi lo sappiamo, i migliori chef sono maschi 🙂

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