Hai paura di parlare della separazione ai figli? Ecco spiegato come fare!

bambino separato gokSono qui a chiacchierare davanti ad un caffè con due psicoterapeute sistemiche e mediatori familiari, che si occupano di di coppie e di coppie in crisi. Si chiamano Roberta Visentin (che ha già scritto per genitoriok un articolo sul post partum) e Elpidia Ponzio, vivono e lavorano a Vicenza. Si sa che per una coppia è fisiologico attraversare dei momenti bui e delle vere e proprie paludi, ma è anche fisiologico ripartire poi con nuove consapevolezze e nuove risposte. Se questo non succede allora si fa strada in uno dei due o in tutti e due l’idea della separazione. Oggi parliamo di come parlare della seprazione ai figli.

Elpidia ci puoi spiegare un po’ meglio cosa comporta la separazione? Nella nostra esperienza professionale da tempo incontriamo famiglie in crisi e coppie che si stanno separando o già lo hanno fatto, e ci siamo rese conto che la rottura del legame familiare è una delle esperienze più dolorose da affrontare e gestire. Quando una coppia, con figli, è in crisi spesso, anche se in buona fede, ritiene che per il bene dei figli sia preferibile non mostrare i propri sentimenti e tende a nascondere il proprio disagio per non farli soffrire, come se ai figli così dovesse arrivare il messaggio che solo i sentimenti positivi possono essere esplicitati e che di conseguenza il dolore non vada esternato.

Roberta, ci sono altri luoghi comuni che rendono ancora più dolorosa questa decisione?  Si, certamente, ve ne sono molti. Andrebbe anche superato un luogo comune per cui la separazione produca sempre effetti devastanti sulle famiglie e che a soffrire siano soprattutto i figli e colui o colei che viene lasciato/a. Esistono, difatti, diversi studi che dimostrano che la separazione rappresenta sì una ferita, ma che di per sé non determina l’insorgenza di disagi psicologici più di quanto non accada nelle famiglie nelle quali le coppie coniugali, pur rimanendo unite, non riescono ad affrontare e a risolvere le difficoltà di comunicazione e le questioni attinenti alla relazione di coppia e alla cura e crescita dei figli. Importante è perciò sottolineare che anche una separazione può essere un momento di crescita personale e un passaggio che porta ogni singolo protagonista a rivedere delle parti di sé e della sua storia familiare.

Roberta allora ci stai dicendo che la separazione non è la tomba della vita di una persona? Si è così però a determinate condizioni, cioè si deve:

  • farei conti con i sentimenti collegati alla fine del progetto coniugale e/o familiare
  • fare i conti con la fine di un periodo della propria vita
  • riprendersi in mano come singoli, continuando però ad essere genitori.

Elpidia, ci puoi spiegare più nel dettaglio questi tre punti?  Vuol dire che non è infatti possibile lasciarsi senza delusioni, recriminazioni, rabbia, paura, sensi di colpa. Forte è la tentazione di accusare l’altro, di discolparsi, di cercare giustificazioni o sentirsi vittima. Tuttavia, quando si decide di parlarne ai figli, occorre che i sentimenti negativi si siano sedimentati e che ci si senta in grado di trasmettere loro fiducia e speranza. Al primo posto, nel corso della separazione, vanno messi sempre i figli, cercando di mettersi nei loro panni e di porsi in ascolto dei loro bisogni e dei dubbi che via via possono emergere.  A volte, i genitori intenzionati a separarsi, tendono a informare i figli in tempi precoci esponendo, prematuramente, i bambini in una situazione di forte ansia per l’attesa di qualcosa a loro ignota e di attivarsi a cercare strategie perché ciò non avvenga ritenendo, talvolta in maniera onnipotente, di essere assieme causa e soluzione della separazione dei suoi genitori. O al contrario, ci sono genitori, che pur in buona fede, tendono a tenere all’oscuro di tutto i propri figli, sottovalutando, invece, il fatto che essere consapevole di ciò che sta succedendo può aiutarli a superare la paura e che poter esprimere e condividere i propri stati d’animo dà legittimazione al dolore e alla rabbia, traducendoli entro dimensioni di senso.

Roberta cosa diresti in velocità ai nostri lettori se aveste due soli minuti a disposizione?  Direi che una coppia che si sta separando e che mette al centro i propri figli non può non concordare su questi 3 punti:

  • non parlare male dell’altro genitore in presenza dei figli o lasciare intendere che è l’altro cattivo e responsabile del dolore di tutti;
  • non coinvolgere i figli nelle discussioni degli adulti né chiedere loro di schierarsi (ovvero di dire se ha ragione mamma o papà);
  • non usare i figli come portavoce delle richieste o lamentele dell’altro genitore.

Roberta tu cosa diresti in soli due minuti?  Direi che ne impiego anche meno, talmente mi sono chiari dall’esperienza di lavoro…

  • non confidarsi con i figli trasformandoli in amici o confidenti dei propri stati d’animo.
  • non dare delle responsabilità ai figli di decidere aspetti organizzativi e di gestione dei rapporti con l’altro genitore (orari, pernottamenti, con chi stare nel fine settimana etc….), specie se molto piccoli.
  • Tenere sempre il filo della comunicazione con l’altro genitore di modo che i figli si sentano comunque protetti e contenuti.
  • Spiegare bene ai figli che la rottura non è avvenuta per colpa loro, ma solo perché l’amore tra mamma e papà è finito.

Un’ultima cosa ….dicono entrambe, simpaticamente nello stesso momento…è solo accompagnando i figli nei cambiamenti che si possono prospettare per la famiglia e condividendo con loro anche i nostri spazi emotivi che possiamo aiutarli di fronte alle esperienze dolorose quali è la separazione, così  come in ogni passaggio importante della nostra vita.

Grazie a Roberta ed Elpidia! Eccole loro mail per chi le volesse contattare:

robertavisentin@alice.it  –  elpidia.ponzio@gmail.com

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