Puoi separarti dal tuo coniuge ma da tuo figlio mai!

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Nella mediazione, valido strumento per separarsi prendendo accordi in modo non conflittuale nell’interesse degli ex coniugi e per la tutela dei figli, presenta nel suo percorso alcune sfide (che se superate possono alleggerire di molto il genitore): una di queste consiste nel non confondere il vissuto come coniuge con quello di genitore.A cosa serve? Per arrivare a cosa? All’esercizio della bigenitorialità.

Ti chiederai “Cos’è la bigenitorialità? Perchè è così importante parlarne?” A quali aspetti della persona afferisce? Su quali bisogni si instilla? Quali resistenze deve incontrare per essere accolta e “praticata”?

Alcuni spunti attinti da tre distinti punti di vista possono rendere più semplice capirla (e praticarla soprattutto!)

  • Dal punto di vista legislativo la nostra Costituzione all’art. 30 stabilisce che “E’ dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori dei matrimonio. Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti. La legge assicura ai figli nati fuori del matrimonio ogni tutela giuridica e sociale, compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima. La legge detta le norme e i limiti per la ricerca della paternità”. Il nuovo articolo 155 c.c., nel ribadire il diritto del figlio minore a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori e di ricevere da entrambi cura, educazione ed istruzione, conferma il criterio guida che il giudice deve seguire nell’adottare i provvedimenti relativi alla prole, ossia, ancora una volta, l’interesse morale e materiale di essa.

 

  • Dal punto di vista psicologico la presenza effettiva ed affettiva del papà e della mamma garantisce che il/la figlio/a si confronti con due diverse modalità di approccio alla realtà: la modalità maschile e la modalità femminile. La complementarietà dei due approcci fa si che siano entrambi importanti alla pari per una crescita sana e armonica. È un dato certo che, nonostante vi siano molte affinità psicologiche tra figlio e genitore dello stesso sesso, la presenza del genitore del sesso opposto può fare da equilibratore e arricchire notevolmente il “corredo” comportamentale innato (cioè quello dettato dal dato biologico) del/della figlio/a. Un esempio: una bambina reagisce ad uno sgarbo di un’amica piangendo (comportamento tendenzialmente femminile), un bambino reagisce allo stesso gesto picchiando l’amico (comportamento tendenzialmente maschile). Quando la bambina andrà dalla mamma riceverà una sollecitazione che sarà dettata dalla visione materna (femminile) della situazione e probabilmente sarà consolatoria; se è il papà a ricevere il racconto della bimba ella riceverà una sollecitazione che sarà dettata dalla visione paterna (maschile) e probabilmente sarà reattiva nei confronti dell’amica dispettosa. E così allo stesso modo per il figlio maschio.
    Non è quindi pensabile che le due figure siano prioritarie l’una rispetto all’altra (eccetto quella fase di vita in cui l’accudimento è forzatamente della mamma, fino ai 12-18 mesi), ma piuttosto complementari.

 

  • Dal punto di vista pedagogico vi sono motivazioni inerenti allo stile educativo adottato da ciascun genitore che, per quanto sia condiviso con l’altro, è realizzato nella pratica in modo diverso: tendenzialmente più emotivo e empatico per la mamma, tendenzialmente più pratico e razionale per il papà. Anche questo può essere arricchente per il/la figlio/a poiché può verificare che la stessa intenzione può essere coniugata e declinata nonché applicata con sfumature ed attenzioni diverse, ma comunque orientate al medesimo scopo. Inoltre, facendo un breve excursus storico sul termine educere (tirar fuori da), se la parola educare significa aiutare la persona a sviluppare le proprie potenzialità e ad attivare le proprie risorse personali, la figura materna (femminile) e la figura paterna (maschile) lo realizzano in modo diverso; sul figlio/a questa diversità non è problematica qualora non sia “trasmessa” dal singolo genitore in modo svalutante ed espulsivo rispetto all’altro genitore. A conferma che è il messaggio e l’onda emotiva trasversale alle parole e alle azioni che possono “rovinare” l’opera educativa nei confronti di un figlio, non solo ciò che si fa o si dice.

Pur ritenendo il legame madre-figlio rivestito di un’importanza che definirei “sacra”, indissolubile e infinitamente grande, sono profondamente convinta del fatto che il sentimento dell’uomo rispetto ad un figlio e al proprio essere genitore, possa essere tanto potente ed esclusivo quanto quello femminile e che, se è vero che la donna ha a proprio vantaggio il legame biologico col proprio figlio, è altrettanto vero che l’amore profondo e infinito per un figlio sia legato non esclusivamente al riconoscimento giuridico o biologico della maternità o paternità, quanto piuttosto all’attenzione, alla presenza, alla cura, all’empatia, qualità egualmente rintracciabili nelle donne e negli uomini, quindi nelle madri quanto nei padri.

Tutto ciò è  bigenitorialità e la sostanzia di “buoni motivi” per essere scelta, adottata e praticata nella vita di tutti i giorni, anche a costo di sacrifici sul piano economico, emotivo, lavorativo, personale.
Ogni genitore che si separa prova un grande rammarico e profonde preoccupazioni, spesso la stima verso l’altro, non solo come coniuge ma anche come genitore, non esiste più; lasciare lo spazio affinché il figlio generi dentro di sé e sperimenti l’essere figlio di entrambi i suoi genitori si rivela per molti genitori un passo eroico che si può fare. La mediazione può essere un valido aiuto per recuperare il senso dell’essere genitori a prescindere dalla propria esperienza di coppia.

Buona bigenitorialità a tutti!

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