Crescere un figlio da sola. C’è qualcuno che pensa sia meglio?!?

mamma single gokCrescere un figlio da sola: può succedere non è usuale, ma non è nemmeno un fatto così raro.

Si tratta di quelle difficili situazioni e legami sentimentali che hanno l’apice dell’intensità nella procreazionee l’apice della disperazione nella rottura della relazione poco dopo. Preciso che mi riferisco a donne che diventano mamme non alle cosiddette “baby mamme” (le chiamano così…non mi piace!) cioè ragazze tra i 14 e i 19 anni. Parlo di donne che hanno già magari un titolo di studio o un lavoro, magari anche socialmente rilevante che hanno una relazione (spesso traballante) e che rimangono incinta.

Purtroppo la gravidanza non è automaticamente un collante della coppia; lo diventa se fa parte di un progetto più o meno esplicitato, ma non se viene vissuto come un incidente di percorso traumatico e grave senza possibilità di recupero da parte di uno o tutti e due gli elementi della coppia, allora l’epilogo può essere molto molto doloroso. Per tutti e tre.

Personalmente ho conosciuto mamme single, che si dichiarano felicemente madri, che si sono rimboccate le maniche ed hanno dato alla luce  il proprio figlio a dispetto dell’abbandono del compagno, ma ho anche conosciuto da vicino dolorosissime situazioni in cui delle donne non se la sono sentita di procedere con la gravidanza.

Per le donne che procedono con la gravidanza esistono comunque dei contraccolpi anche importanti che solitamente prima del parto vengono messi da parte per via dell’aspetto salutistico/sanitario della gravidnza stessa; inoltre di solito la gravidanza è anche il periodo in cui si va definendo la rottura e il nuovo riassetto dei due genitori che, se hanno deciso di non essere coppia, si ritrovano comunque uniti dal legame con il bimbo in arrivo. Negoziare i vari aspetti, negoziare la fine o la atrasformazione del rapporto, aumentare la consapevolezza di “a che punto siamo della nostra storia” è molto molto impagnativo sia per l’uomo che per la donna ma quando c’è di mezzo la gravidanza con tutti i suoi cambiamenti ormonali e umorali, allora il clima della comunicazione tra i due può diventare un vero e proprio ring.

Difficile, difficile, difficile!

Le storie che sento raccontare nel mio lavoro dichiarano inoltre che queste donne (mi soffermo su di loro essendo io una donna ed avendo vissuto la loro stessa esperienza) vivono uno stato d’animo ambivalente: da una parte felici e sicure di sè poichè la decisione di proseguire la gravidanza è comunque un atto di coraggio e di generosità, dall’altra parte sono confuse perchè sono facilmente influenzabili dall’ambiente  (soprattutto quello familiare) che le circonda e che fa la differenza sul prosieguo della relazione con il partner (o ex partner).

Difficile per me e per chiunque dare un vademecum delle giuste mosse che evitano dolore ai propri figli e a sè stesse, però ci sono alcuni punti che sono per me delle pietre miliari che mi hanno orientata e che tuttora ritengo mi abbiano salvato dall’odio sterile e dal rancore inconsulto:

1. i figli si fanno in due, non solo fisicamente ma anche emotivamente. I figli non nascono a caso e la loro procreazione è sempre una corresponsabilità.

2. i figli hanno diritto di crescere conoscendo la verità. Non gli si può dire, in assenza del padre naturale, che il nonno è il suo “quasi padre”. No per favore no.

3. i figli rimangono i propri figli. Dei propri genitori saranno i nipoti ma non i loro figli magari sostitutivi di quelli che non sono nati o che sono mancati. Sono danni emotivi assicurati che si vedranno esplodere prima o dopo…solo questione di tempo!

4. i figli hanno bisogno di vivere serenamente l’aspetto sociale della propria famiglia (quella che formano con te). Sono i tuoi figli e devono vivere nel tuo ambiente nella piena accettazione.

A tutte queste mamme speciali auguro di rimanere con il sorriso sulle labbra, di non sentirsi vittime di  nessuno, di mantenere il cuore aperto all’amore, di avere il coraggio di dire sempre la verità ai propri figli al momento giusto. 

Sempre.

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