Come fare con tuo figlio quando si arrabbia

 

mamma bimbo arrabbiati GOK (1)Ti capita mai di esserti trovato nel bel mezzo di una crisi rabbia del tuo bambino e di non sapere cosa fare?

Di solito un genitore attento e premuroso e poco abituato a vedere scene di questo tipo, si preoccupa e pensa di aver provocato o che qualcosa o qualcuno abbia provocato la reazione spropositata del prorpio figlio. è normale!  E da lì parte ahimè un istinto …. l’istinto della domanda compulsiva! Al via un fiume di domande, ecco un elenco delle più comuni che stasera una mamma in studio mi raccontava:

  • “perchè piangi così tanto?”
  • “cosa ti è successo?”
  • “chi ti ha fatto arrabbiare?”
  • “hai male da qualche parte?”
  • “di sempre tutto alla tua mamma, non tenere segreti, cosa ti fa stare così male?”

e poi soprattutto questa “non arrabbiarti e non piangere perchè non serve, te lo dico sempre e te lo dice anche la nonna. Stasera quando torna il papà dal lavoro te lo dirà anche lui, lo sai che ti sgrida se ti vede così furioso. Ti ricordi quando tuo fratello ha rotto la playstation? ecco anche a lui abbiamo detto che non ci si arrabbia per così poco….ecc….”.
e via un fiume in piena che non ha limiti ma soprattutto serve a far scaricare l’ansia.
Si mamma serve proprio a far scaricare l’ansia:  ahimè LA TUA!!!
Questa serie investigativa di domande sarebbe ok se gliela facessi dopo ma tuo figlio quando si arrabbia non riesce a capire ciò che dici, la rabbia crea una sorta di nebbiolina che non gli fa più vedere le cose per quelle che sono, cioè le esagera e le esaspera.

Questa serie di sermoni lunghi e ansiogeni riescono a produrre un solo effetto: fanno arrabbiare ancora di più tuo figlio e permettono a te di scaricare la tua ansia ponendo domande. Infatti porre domande non è una cosa stupida, cioè non è sbagliato di per sè ma in una situazione di crisi non è efficace e non porta un reale fluire della rabbia.

é questo ciò di cui ogni essere umano: ognuno di noi ha bisogno di imparare a far fluire la rabbia in tre modi:

  • senza far male a noi stessi (rispetto di me stesso)
  • senza far male agli altri (rispetto dell’altro)
  • senza far male agli oggetti (rispetto degli oggetti)

Questo non lo si impara sui libri, ma lo si apprende anche e soprattutto dalle esperienze della vita e da come i tuoi adulti di riferimento te le presentano queste esperienze, da come ti aiutano a viverle e da come ti insgenano ad affrontarle e, solo dopo a rabbia passata, ti aiutano a dare un senso alla situazione che hai vissuto per far si che gli “accadimenti” (casuali, improvvisi, fortunati o sfortunati) diventino degli “eventi” (cioè significativi, con senso per chi li ha vissuti).

E allora come fare? Ecco 5 semplici azioni da compiere:

  1. Innanzitutto basta domande razionali quando tuo figlio si arrabbia. Stop, fermati, lascia perdere.
  2. se rompe o lancia delle cose o fa male a qualcuno in conseguenza alla sua rabbia digli che la rabbia la può esprimere ma far male o rompere gli oggetti no. Dillo controllandoti così gli dai un buon esempio di autocontrollo.
  3. Se si lascia avvicinare, consolalo, affiancati, chiedigli se ha piacere averti vicino oppure preferisce stare a sbollire da solo e se ti risponde di si, lascia che si scelga l’angolo dove stare e che sbollisca.
  4. A crisi passata, con calma, senza fretta ripercorri l’evento che gli è successo e ascoltalo prima di dare consigli .
  5. Comunicagli che hai provato dispiacere per quella specifica situazione, e che sei fiera di lui perchè ha fatto uscire la rabbia e non se la sia tenuta.

Non è facile, sai che io sono la prima a dirlo, i miei sacrosanti errori di mamma li ho fatti anch’io, ma se fai come ti suggerisco potrai evitarli!

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