MIO FIGLIO HA LA TESTA TRA LE NUVOLE. MA COSA PENSA?

nuvole1 gokVi racconto un episodio, uno come tanti che succedono quotidianamente nello studio di tanti colleghi, oltre che nel mio. Si presenta una mamma con suo figlio; la signora è piuttosto preoccupata perché Marco, il figlio di dieci anni, in alcuni momenti della giornata si assenta , il suo sguardo è fisso verso l’alto…come dice la mamma “ha la testa sulle nuvole” , la mamma rifericsce “lo chiamo più volte e gli dico Marco ritorna in questo mondo, basta perderti , finisci i compiti”.

 

Le sue risposte sono sempre le stesse : “mamma non ti preoccupare , faccio tutto”. La mamma prosegue nel racconto “Sono angosciata non so cosa fare, ultimamente lo vedo molto distratto, non solo nei doveri scolastici ma anche nei momenti di gioco e di relazione , per non parlare dello sport , frequentava il karate con molto entusiasmo ma ora? Fa fatica ad andare dice che non è piu il migliore , che è stanco…eppure il maestro mi diceva che era il piu bravo e che avrebbe potuto gareggiare il prossimo anno”.

Nell’incontro successivo siamo io e Marco; guarda fuori dalla finestra , si vede e si percepisce la sua assenza totale, l’unica cosa che dice quando lo chiamo per nome è :” mi dispiace , non lo faccio piu”…in quel momento intuisco che vuole fare qualcosa, ma non so cosa. Allora lo guardo e lo rassicuro che può “fare” ciò chw vorrebbe , sgrana gli occhi e con stupore esclama : “Davvero? Posso ?” Annuisco,in quel momento emette un urlo… si proprio così: Marco urla , il suo urlo è pieno di rabbia , quasi metallico e alla fine scoppia a piangere.
In questo breve racconto si delinea una storia come ve ne sono altre di molto simili: è la storia di un disagio , una sofferenza di un bambino che per lungo, troppo tempo , ha dovuto rispondere alle richieste della mamma. Queste richieste erano però un carico troppo elevato, uno zaino sulle spalle di Marco che rallentava le sue prestazioni scolastiche oltre che il suo percorso di crescita. Aspettative che Marco, per amore di mamma, non avrebbe mai voluto tradire…ma che non corrispondevano ai suoi propri bisogni ma…a quelli della mamma.
È questa una causa ricorrente in vari disagi che portano con sé i bambini; non c’è da stupirsi né da accusare nessun genitore di nulla. La testa tra le nuvole può essere un segnale non solo e non tanto di un problema attentivo in sé e per sé ma anche una via di fuga da una pressione, da una richiesta eccessiva.
Inizio un percorso pedagogico clinico e strada facendo emerge che Francesco è poco motivato , è stanco del troppo “carico”che deve sostenere …in fondo a lui non interessa partecipare alla gara di karate , ma stare con il suo amico Luigi compagno di corso , a scuola va bene ma non sempre prende nove sulle verifiche .
Marco dopo alcuni mesi di lavoro in studio fa emergere un aspetto a mio avviso molto importante che si può concentrare in una frase:

Cosa impara un genitore dalla storia di Marco?
I figli non sono gli attaccapanni dei nostri desideri , delle scelte non fatte , delle rivalse che vogliamo prenderci…loro sono altro da noi, con una propria individualità, desideri ambizioni …Marco ha dovuto andare sulle nuvole si ha dovuto perché era il suo modo di staccare dalla realtà fatta di doveri e obblighi non sempre voluti e sentiti . Mi sento di dire a voi genitori , ascoltate i vostri bambini , i loro bisogni , così come dovete ascoltare i vostri , non esiste il figlio perfetto, così come non esiste il genitore perfetto, o l’insegnante …ma esiste l’ascolto, il sentire , il provare con tentativi ed errori. Ogni Persona è unica , irrepetibile ed originale con propri talenti e potenzialità a volte conosciute altre volte soffocate .
Marco ora va meno sulle nuvole , ha smesso di fare il karate e ha iniziato un corso di hip pop , non c’è il suo miglior amico Luigi , ma c’è lui che balla e si diverte …e quando torna a casa dal corso è motivato e fa vedere alla mamma le sue coreografie.

Annalisa Rizzo, Pedagogista clinico annalisaped@gmail.com

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