Genitori e insegnanti a rapporto!


genitori e insegnanti gokCome fare per rendere efficace il modo di comunicare del genitore verso l’insegnante? Quali sono le difficoltà che si incontrano?
Se ti sei posta queste domande, questo articolo ti aiuterà!

Il momento del colloquio con gli insegnanti dei figli mette sempre il batticuore; anche quando i voti dicono che va tutto bene il genitore si presenta all’incontro sempre sul chi va là con pensieri del tipo “meglio non farsi illusioni, forse mi ha nascosto qualche brutto voto, ecc…”. Quando invece al genitore è chiaro che il colloquio potrebbe dare brutte notizie, allora anche il corpo potrebbe dare segnali di un certo tipo: tachicardia, tono di voce tremolante, gambe che hanno la tremarella, mente un po’ confusa, chiari segnali di ansia . Ciò sta ad indicare (non ce n’era bisogno ma è sempre bene ricordarlo) che si sta vivendo un evento emotivamente coinvolgente, che prende dentro e non lascia neutrale né indifferente; bisogna quindi  equipaggiarsi facendo ricorso a strumenti della comunicazione che ci sostengano proprio perché l’emozione può tradirci e farci fare affermazioni che non diremmo mai e che, probabilmente, dovremmo poi affrettarci a correggere o per le quali scusarci con il nostro interlocutore (gli insegnanti appunto) complicando ulteriormente il rapporto e rendendo la comunicazione con lui un vero e proprio dedalo, un labirinto tortuoso dove anche Arianna si perderebbe pur avendo il filo!

Un’altra difficoltà nasce dal fatto che, rispetto a trenta anni fa, il rapporto delle famiglie con la scuola è cambiato: la maestra, i professori erano considerati delle autorità, delle persone il cui parere non si metteva in discussione; era raro che l’alleanza tra insegnanti e genitori venisse messa in discussione e non ci si ponevano molte domande sulle conseguenze che certe sgridate o certi ricatti avevano sull’autostima del bambino. Al giorno d’oggi i genitori hanno più informazioni a riguardo dell’insegnamento, vi è anche maggiore sensibilità da parte loro verso i bisogni dei bambini; non sempre però ne deriva un’alleanza con la scuola.

Quindi è indispensabile che entrambi rispettino il compito dell’altro, affinché non vi sia confusione di ruoli, piuttosto rispetto delle competenze e delle responsabilità. Una comunicazione chiara, essenziale, semplice, che punti a promuovere l’ascolto nell’insegnante e sia volta ad aumentare il benessere del bambino a scuola è un obiettivo a cui un genitore deve puntare; stabilire alleanze positive e produttive con le insegnanti per facilitare ed incoraggiare la crescita del figlio non può essere un’azione improvvisata ed, ahimè, a volte è un processo che dura tempo, richiede risorse ed energia affinché, sia il genitore che l’insegnante, trovi lo spazio di esprimersi ed  ascoltarsi reciprocamente senza pregiudizi.

Negli ultimi anni emerge anche la tendenza della famiglia a delegare l’azione educativa alla scuola e viceversa; sono atteggiamenti fuorvianti che spingono agli antipodi scuola e famiglia, con il solo risultato di allontanarli l’uno dall’altro rendendo ancora più difficile (se non addirittura impossibile) il dialogo tra di loro.

Per ovviare a tutto ciò ecco i 4 ERRORI DA EVITARE (COME LA PESTE) :

  • no a toni accusatori, sguardi torvi, toni di voce esageratamente alti,
  • no a letture della mente e delle intenzioni delle insegnanti (per quanto ci si sforzi nessun essere umano è in grado di leggere la mente dell’altro)
  • no a generalizzazioni del tipo “mio figlio non fa mai volentieri i compiti”
  • no a indicazioni dirette di tipo didattico (ricordiamo che l’insegnante non siamo noi!)

QUESTE SONO LE  7 STRATEGIE  CHE FUNZIONANO :

  • si a richiesta di informazioni direttamente all’insegnante prima di trarre conclusioni affrettate
  • si a ricordarci che la comunicazione aggressiva genera una risposta aggressiva (contare fino a 10.000 se necessario piuttosto di esplodere)
  • si a porre domande precise del tipo “come possiamo fare per aiutare il bambino/ragazzo ad essere più collaborativo?”
  • si ad aspettare che l’insegnante fornisca in modo autonomo (evitando di dare suggerimenti) la propria risposta alla domanda precedente
  • si a domande puntuali nel caso di affermazioni generiche dell’insegnante
  • si a rintracciare un singolo obiettivo da raggiungere (almeno fino al colloquio successivo)
  • si alla predisposizione di maggiori scambi comunicazionali  tra scuola e famiglia (il che solitamente tranquillizza e mette in riga il bambino/ragazzo).

Direi che la sfida è grande: si tratta di stabilire rapporti di fiducia reciproca e stima. Guardando com’è complessa la quotidianità che tutti i genitori del giorno d’oggi vivono vien da pensare che è un’utopia poter avere questo tipo di rapporto con chi insegna ai nostri figli; ma è anche vero che non farlo, non crederci, non provarci ci farebbe sentire un senso di fallimento.

Ed allora si che è difficile rialzarsi. Per cui, buon dialogo!

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8 risposte

  1. Buonasera, rileggendo l’articolo mi è venuta una considerazione, forse anche per via del fatto che lavoro nell’ambito scuola. Ho notato che un genitore spesso non ha un’idea precisa di come è il suo ragazzo a scuola: o lo immagina ligio al dovere tipo “bella statuina”, o all’altro estremo lo svaluta e all’insegnante consiglia sempre e solo di metterlo in riga. Pochi hanno un equilibrio tale da mettersi in gioco e collaborare veramente con l’insegnante. Forse si immagina che dove non arriva il genitore arriva il prof, e per certi versi può essere anche così, ma ho visto poche volte una comunanza di intenti. Purtroppo! perchè in questo caso si perde di vista un fatto che poi è il fondamentale: sia il genitore sia il prof vogliono il bene del ragazzo (in un mondo, diciamo, normale…)e gli obiettivi dovrebbero essere gli stessi, perseguiti ognuno per la propria parte. Vorrei tanto che venissero messe da parte le frustrazioni o le aspirazioni dei papà e mamme per fare largo a quelle dei loro ragazzi…e che da parte di alcuni insegnanti si riscoprisse il valore di ciò che si racconta ogni giorno, senza essere assaliti dalla noia del “già detto” ma rendendosi conto che, sì, il teorema di Pitagora è sempre quello, ma diversissime sono ogni anno le orecchie di chi lo sente per la prima volta!Grazie per questo spazio, buon lavoro!!! A presto, Eva

    1. Concordo pienamente Eva: per trovare nuove linfa e nuova motivazione, per aiutare i nostri figli a realizzarsi anche scolasticamente parlando, abbiamo bisogno del supporto e del sostegno degli insegnanti dei nostri figli!!! a presto, Federica

  2. La mia storia scolastica (1981-1995) è stata costellata da insegnanti da brivido. E non parlo di un paio di pecore nere, ma di almeno il 90% del corpo insegnanti. Ho trovato di tutto: lavativi che si limitavano a leggere la lezione, barzellettieri, politicanti, aggressivi (anche fisici), dormienti, maniaci e, per fortuna solo un singolo caso, pedofili.
    Al tempo ero il classico asino che traeva apparente beneficio dalla mancanza di professionalità di questi cialtroni, una sorta di mutua ignoranza, ma ho iniziato ben presto, dopo la scuola, a rendermi conto di quanto tutto ció fosse stato negativo e mi son ritrovato a sopperire in autonomia laddove avessi ricevuto una finta formazione. Purtroppo non sempre con successo.
    Questo articolo mi ha fatto rivedere tutto dall’angolazione genitori/insegnanti. Appunto per la mutua ignoranza di cui prima, i miei non hanno mai sospettato il livello infimo del corpo insegnanti. Perchè? Io non avevo l’interesse, e comunque gli strumenti, per riportare la situazione; gli insegnanti d’altro canto si spacciavano per paladini dell’educazione scaricando le responsabilità sullo studente al motto di “è intelligente ma non si applica”.
    Oggi sono genitore e potete immaginare la mia preoccupazione. Vedo già con la scuola dell’infanzia che molte cose sono cambiate, ma l’anno prossimo, con le primarie, inizierà il percorso più didattico e mi domando: come riusciró a capire che l’insegnante di turno opera come dice di operare? Le istituzioni sanno controllare l’effettiva professionalità del corpo insegnanti o sono sempre dei cani sciolti?

    1. Esperienza complessa la tua! Hai vissuto il tradimento della tua fiducia ed ora forse brucia più di prima perchè vedi meglio e di più il male che fa su un bambino, con l’aggravante (diciamo così) che parliamo di tuo figlio e non di un bambino qualsiasi!!! Dici di avere paura di non accorgerti; ti propongo una visione diversa: è proprio perchè hai vissuto esperienze di questo tipo che corri il rischio opposto, cioè di vedere pericoli o gravi mancanze anche laddove non vi sono. Stare in campana credo sia importante, ma anche fidarsi lo è altrettanto. Che fare? Dai fiducia un po’ per volta, chiedi ciò che non sai, vai a verificare i dubbi, sii cortese ma attivo. Rispetto alla vigilanza delle scuole sull’operato degli insegnanti dei passi in avanti sono stati fatti e conosco molti insegnanti che si fanno in quattro per essere competenti, adeguati e aggiornati: sono quegli insegnanti sulle spalle dei quali si regge un sistema scuola che in Italia fa scricchiolii….ma tiene, riesce a tenere (dove più dove meno) proprio grazie alla determinazione di queste persone. Mi auguro di averti rasserenato o se non altro un po’ rincuorato! ciao Federica

  3. Questa collaborazione, a mio parere, non è diversa da quella che devono avere i genitori fra loro e i genitori con i nonni nei confronti dei figli. In pratica atteggiamenti non contraddittori equilibrano il bambino, portandolo a una serenità di fondo che gli stratifica, quantomeno, una idea ben precisa che secondo lui diventa quella giusta. Ci sarà tempo per sviluppare il proprio pensiero e i propri ideali. Al bambino piccolo, quello che ancora ha bisogno appunto di essere estremamente seguito dai genitori e che quindi è protagonista di questo articolo, bisogna dare messaggi non schizofrenogeni, non contraddittori. D’altra parte dovrebbe essere davvero difficile al giorno d’oggi trovare insegnanti incapaci e impreparati al punto da danneggiare fortemente il bambino e se anche così fosse, in situazioni veramente difficili, ritengo che piuttosto che iniziare una guerra aperta, sarebbe meglio cambiare di scuola il bambino.
    grazie
    Marcella Argento

    1. Speriamo che gli insegnanti vengano sempre più e sempre meglio preparati ad affrontare situazioni complesse evitando di generarne delle altre nel tentativo di risolverle! Ciao Federica

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