DSA non è tutto vero ciò che sembra

bambina scuola gok1 bambino su 5 in Italia è considerato dislessico,  ma in realtà ha solo disturbi comuni. Grazie ai risultati emersi dall’indagine condotta nell’ambito del progetto “ORA SI!” coordinato dall’Istituto di Ortofonologia di Roma,  è emerso che del 23% degli alunni segnalati nelle scuole con disturbi specifici di apprendimento  solo il 4% è realmente a rischio.

In realtà, in questo 23%, come è emerso dall’indagine, vi sono anche bambini con difficoltà di tipo minore, definibili come secondarie o a basso rendimento scolastico, e non come Dsa. Una precisazione che abbassa la percentuale dei bambini a rischio al 4%.  

Il progetto ‘ORA SI!’, promosso dall’associazione di scuole ‘Una rete per la qualità’ in collaborazione con l’IdO, nasce per dare ai docenti la migliore metodologia di supporto e per arginare il problema legato alla sproporzionata segnalazione dei Dsa, nei diversi momenti dell’iter scolastico (materna, elementari, media e scuola superiore). Infatti, come spiega il direttore dell’IdO, Federico Bianchi di Castelbianco, “segnalare come dislessici bambini che in realtà non lo sono comporta due gravi rischi: sono dirottati su percorsi alternativi come portatori di una disabilità che non hanno, con oneri economici non sostenibili e totalmente inutili, mentre il loro problema non solo non verrà affrontato ma lascerà un vuoto di conoscenze che si ripercuoterà pesantemente sul loro curriculum studiorum”.

Nel dettaglio l’esperienza formativa di ‘ORA SI!’, svoltasi da settembre 2010 a giugno 2011,  ha realizzato un’indagine condotta su 9 scuole elementari (27 classi di prima e 27 classi di seconda) e 6 scuole materne (25 classi dell’ultimo anno), per un totale di 1.175 alunni: 1.025 delle elementari ( 535 di prima e 490 di seconda) e 150 delle materne.

Nelle scuole elementari su 1.025 bambini sono risultati a rischio Dsa solo 41 alunni. Un numero di bambini decisamente inferiore rispetto a quello inizialmente emerso e pari a 239 soggetti. Quindi grazie al lavoro svolto nell’ambito del progetto, con la grande collaborazione e competenza degli insegnanti, si è passati da 1bambino su 5 ad 1 bambino su 25 considerato a rischio. E solo per i 41 piccoli studenti è stata prevista una terapia specifica per problematiche organizzative e di apprendimento, presso una struttura esterna alla scuola. È importante sottolineare, inoltre, che nei 41 alunni vi erano anche 8 cosiddetti ‘anticipatari’, cioè bambini precocemente sottoposti a ‘stimoli scolastici’ in un momento non adeguato della loro evoluzione.

Allora, se non volessimo considerare gli anticipatari, da 41 giovani alunni si passerebbe a 33 con Dsa, portando il rapporto da 1 bambino su 5 ad 1 bambino su 31.

Lo stesso procedimento è stato adottato  nelle scuole materne, dove su 150 bambini 39 hanno meritato un’attenzione particolare. Fortunatamente, però, alla fine dell’anno il numero si è quasi dimezzato:  19 studenti, 1 bambino su 7, hanno presentato difficoltà organizzative, ma determinate anche da componenti emotive e quindi recuperabili con percorsi specifici già individuati dai docenti insieme all’equipe di psicologi IdO.

Gli operatori dell’IdO hanno sottolineato come gli  insegnanti, nel corso dei mesi, abbiano cambiato significativamente il loro modo di analizzare le problematiche dei giovani studenti, “utilizzando questo progetto come un’opportunità per individuare strategie metodologiche funzionali alla prevenzione tempestiva dei Dsa”. Se all’inizio, infatti, erano in grado di operare una discriminazione generale tra presenza o assenza della difficoltà di apprendimento all’interno delle loro classi, alla fine del percorso è stata riscontrata, spiega Il direttore dell’Istituto “una maggiore consapevolezza e puntualità nell’analizzare e riconoscere la matrice della difficoltà di ogni singolo alunno e, grazie all’ausilio dell’elaborazione dei risultati derivanti dalla compilazione delle schede di osservazione, erano effettivamente in grado di inquadrare il problema in un’area specifica, e questa accresciuta consapevolezza- conclude- li ha aiutato a comunicare con i genitori con più tranquillità e sicurezza”.

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