A scuola si impara meglio se si sta bene in classe

Nello specifico circa l’80% del tempo dedicato all’apprendimento nella scuola Primaria avviene in un contesto di gruppo; il gruppo è quindi il “luogo”, “il terreno” dove si attuano le varie esperienze di apprendimento. Ciò che un bambino apprende, ciò che impara e sedimenta fino a farlo diventare un patrimonio personale è influenzato dal clima di gruppo; i risultati delle varie performance (verifiche, interrogazioni, esperimenti ecc…) hanno sempre una correlazione con il clima che in classe i bambini e gli insegnanti respirano. Se il  clima è positivo, orientato all’accoglienza, al miglioramento, all’incoraggiamento, alla collaborazione produce una piacevole sensazione nel bambino che a sua volta può determinare un atteggiamento propositivo nell’apprendere grazie al quale il bambino sperimenta il suo potere personale.

Nella nostra vita il gruppo costituisce una parte fondamentale

siamo nati in un gruppo, cioè la famiglia, in  classe impariamo in gruppo, giochiamo in gruppo… Da quando l’uomo si trova sulla Terra, egli ha sempre vissuto in gruppo. Con il gruppo noi possiamo soddisfare dei bisogni, siano essi biologici o psicologici, che da soli non possiamo soddisfare. Quindi il gruppo ha l’obiettivo di migliorare la sopravvivenza dell’individuo.

Come genitori è necessario aumentare questa consapevolezza: quando un insegnante ci comunica che nostro figlio “si comporta male con i compagni”, è necessario porsi delle domande ed attivarsi per trovare le risposte; oggi come oggi non si può lasciar correre risolvendo la questione con “tanto crescerà e poi cambia”. Oggi come oggi diamo troppo per scontato che basta mettere assieme dei bambini perché stiano bene tra di loro.

Quindi è assodato, ormai lo dicono tutte le discipline, che si impara meglio stando a proprio agio nel gruppo; ma cosa può fare il bambino per stare meglio nel gruppo?

1. Prendere coscienza della diversità

Vediamo alcuni esempi di come il genitore possa aumentare in suo figlio la coscienza della diversità: ad esempio, nella situazione di conflitto del bambino con fratelli e/o amici, una volta passata l’emozione forte della rabbia, il genitore può riflettere con il figlio sui diversi modi di comportarsi dei suoi amici, sulle reazioni che suscitano in lui. L’intento è di aumentare la sua consapevolezza dei molteplici punti di vista delle persone rispetto ad una stessa situazione.

2. Accrescere l’abilità di decentramento

Accrescere l’abilità di decentramento significa decentrarsi, cioè aumentare la capacità di spostare l’attenzione dai proprio bisogni e desideri e aspettative per aprirsi ai bisogni, desideri e aspettative degli altri; concretamente significa non dare per scontato che se so sto bene o male io  stanno bene o male anche gli altri, ma abituarsi a chiedere.

3. Potenziare la tolleranza

La tolleranza sostiene la socializzazione come un pilastro portante sostiene un condominio: senza la tolleranza le relazioni diventano sicuri terreni di battaglia! Anche quando si è animati di buone intenzioni, tollerare è importante: i bambini devono imparare che nessuno può cambiare nessuno, ognuno di noi cambia se e quando vuole! Hanno bisogno di sentirselo dire con chiarezza ed onestà dai propri genitori ed hanno bisogno di speranza per poter correre il rischio di aprirsi nei rapporti con gli amici: la tolleranza è la loro speranza!

Per concludere, questi tre aspetti più che delle azioni da compiere sono delle dimensioni della persona che vanno nutrite ed educate nel tempo, in una visione incrementale della competenza sociale, per cui con una lenta ma inesorabile azione educativa del genitore egli può incidere positivamente nella crescita e nel cambiamento dei comportamenti disfunzionali del figlio.

Una classe dove i bambini tendono a stare insieme in questo modo è sicuramente un luogo privilegiato; ragion per cui se la maestra ci dirà “suo figlio si comporta male a lezione” sapremo cosa fare con nostro figlio!

 

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