Permetti a tuo figlio di lasciare del cibo nel piatto

cibo nel piatto gokMolti di noi sono stati educati a non lasciare del cibo nel piatto. Alcuni di noi, io per primo, se lasciavano del cibo nel piatto sentivamo almeno almeno una lunga predica incentrata sul fatto che nel mondo ogni giorno muoiono migliaia di bambini a causa della malnutrizione. Tutto vero, il problema della fame nel mondo è ancora attuale. Tutti sappiamo che il 20% della popolazione mondiale consuma l’80% delle risorse lasciando alla maggioranza le briciole. Noi facciamo parte del 20% che consuma quasi tutte le risorse. Quindi i nostri genitori volevano aiutarci a non sprecare il cibo, e questo lo ritengo assolutamente corretto. Allora perché ho intitolato questo post “lasciare cibo nel piatto è educativo?”

Perché ogni insegnamento che abbiamo ricevuto, quando noi diventiamo genitori, deve essere rivisto e contestualizzato.

Vorrei tornare in questo post, sul tema del sovrappeso dei bambini. Ricordo che in natura non esistono animali sovrappeso od obesi, perché quindi l’essere umano soffre invece di questo problema? E’ vero gli elefanti sono enormi, ma non sono in sovrappeso per la loro natura. Anche i leoni marini sembrano “ciccioni” ma non lo sono per la loro natura. Gli unici animali sovrappeso od obesi sono quelli entrati a contatto con l’essere umano, che gli ha cambiato i ritmi di vita volontariamente o involontariamente. Ha modificato la loro condizione fisica per farli ingrassare appositamente (pensiamo alla castrazione dei polli che diventano capponi, alla sterilizzazione dei cani e gatti che li porta a mangiare oltre il loro fabbisogno). L’animale non ingrassa perché riesce a far funzionare al meglio il suo senso di sazietà. L’essere umano spesso non è in grado di far funzionare questo “meccanismo” naturale. Purtroppo la risposta al perché sta nell’educazione che riceviamo. Essenzialmente è un problema di cattiva educazione. Due sono i cardini di questa cattiva educazione: l’associazione cibo = consolazione e i sensi di colpa.

Rispetto al primo cardine mi riservo di dedicare un post nei prossimi giorni, oggi vorrei parlarti del secondo quello legato ai sensi di colpa.

Anzitutto è importante precisare che:

a) i cibi hanno tempi diversi di digestione, ciò significa che lo stomaco e l’intestino prima di assimilare un cibo, e quindi svuotarsi per rendersi disponibili a introdurne dell’altro. Possono impiegare tempi diversi in base alle caratteristiche del cibo stesso, al metodo di cottura, agli abbinamenti (cibi che entrano contemporaneamente nello stomaco). In sostanza per assimilare un frutto o un pezzo di carne la differenza può essere anche di alcune ore. Cosa significa tutto questo? Che se tuo figlio ha mangiato alcuni alimenti a pranzo, non è detto che all’ora di cena questi siano stati tutti assimilati e quindi l’organismo sia disponibile per l’introduzione di altri. Quindi cosa succede? Il cibo non utilizzato inizia a sedimentarsi e accumularsi nel corpo.

b) Ogni persona dispone di un proprio metabolismo, ciò significa che i tempi di assimilazione sono diversi da persona a persona. Non solo, ciò quello che vale un giorno non vale l’altro. In sostanza significa che ci sono giorni in cui riusciamo a consumare tutto il cibo velocemente, e quindi quando ci mettiamo a tavola mangiamo con appetito e non ingrassiamo, e altri giorni in cui le stesse quantità, gli stessi cibi possono accumularsi.

La percezione di sazietà serve proprio a regolare le quantità, è un meccanismo fenomenale. Se impari a farlo funzionare perfettamente non sarai mai a dieta e il tuo fisico sarà in salute. Purtroppo però viviamo una vita scandita di ritmi ben precisi, e anche i tuoi figli rientrano in questa griglia stretta.

Facciamo quindi un esempio pratico: tuo figlio si alza alle 7.00 fa colazione, quindi assume del cibo, poi va a scuola, merenda alle 11.00, pranzo alle 13.00, merenda di nuovo alle 16.00 e cena alle 19.00. I ritmi regolari sono necessari per organizzare la vita.

Ottimo sarebbe mangiare solo quando si ha fame, perché lo stimolo parte solo quando l’organismo è in necessità, cioè ha effettivamente bisogno d’introdurre energia.Prima di tutto, però, bisogna insegnare a distinguere la fame dal desiderio di cibo, anche qui tratterò questo argomento in un post a parte.

Come coniugare quindi il principio che si mangia solo quando si ha fame e l’organizzazione di vita di una famiglia? Essere duttili rispetto alle quantità.

Ecco perché ritengo sia educativo permettere ai bambini di lasciare del cibo nel piatto. Sforzare un bambino a mangiare tutto perché è nel piatto, magari con predica annessa rispetto ai tanti bambini che muoiono di fame, o peggio attivando il senso di colpa sul fatto che la mamma si sacrifica tanto per preparare la cena al proprio figlio,  è sbagliato. I sensi di colpa non nutrono, anzi rimangono indigesti.

Anzitutto pensa che ogni giorno è diverso e che se oggi tuo figlio ha bisogno di modiche quantità, vuol dire che il suo metabolismo quel giorno è un pò più lento e le cause sono tantissime e non dipendono da te o da lui, siamo esseri connessi all’universo e tutto cambia e si trasforma. Domani molto probabilmente la situazione cambierà e avrà bisogno di maggiori quantità. Quindi se non vuole più mangiare a pranzo tu semplicemente prenderai il cibo avanzato, lo metterai in un contenitore e lo conserverai per i pasti successivi. Qui si tratta d’imparare a cucinare con gli avanzi. Recuperare il cibo, mangiare il cibo avanzato è l’occasione per educare tuo figlio a non sprecarlo. Pensa che in moltissimi parti del mondo, quello che avanzi sul piatto in un ristorante viene messo in un contenitore e lo porti con te.

Se poi tuo figlio, tra un pasto e l’altro ti chiede di mangiare allora è bene offrirgli un po’ di frutta e aiutarlo a sopportare la fame fino all’orario previsto. Non farti ingannare dai pianti e dai teatrini che mettono in scena i bambini, per morire veramente di fame servono giorni e non minuti. So che è difficile permettere a tuo figlio di lasciare nel piatto il cibo, però è un passo avanti nell’educazione alimentare, e per la sua salute. Un giro una mamma, un po’ sovrappeso e perennemente a dieta mi ha raccontato che, dopo l’ennesimo litigio con la figlia perché non voleva finire di mangiare il piatto di pasta, la bambina le aveva detto: “Ma se finisco di mangiare tutto per bene, non è che poi dovrò stare sempre a dieta come te?”

I bambini sanno già tutto.

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