Se non mi permetti di uscire scappo di casa

adolescente fuga2 gokSe pensi di non essere un buon genitore perché hai appena litigato con tuo figlio adolescente allora stai sbagliando di grosso.

Adolescenza e conflitto sono due parole che ben si coniugano. “Se non mi permetti di uscire scappo di casa” è un’affermazione che la stragrande maggioranza di genitori si è sentita dire. Quindi se anche le tue orecchie sono state testimoni di questa affermazione, entri nel novero del genitore sufficientemente buono.

E’ vero che a nessuno piace il conflitto, specie se torni a casa dopo una giornata di lavoro molto impegnativa. Magari capita anche a te di aprire la porta e trovare già tuo figlio o tua figlia sul piede di guerra. Gli adolescenti sono spesso degli attaccabrige, cercano una qualsiasi occasione per piantare la rogna. Quasi sempre l’oggetto del conflitto è il tema della “libertà”.

“Tutti i miei amici escono fino alle quattro di mattina e i loro genitori non dicono nulla” ti sarai sentito dire più di una volta. A parte il fatto che può anche essere vero, rispetto alle libertà individuali ogni famiglia si regola diversamente; di fatto questa affermazione non può autorizzare un ragazzo/a a passare la notte fuori casa.

L’adolescente è spinto a sperimentarsi fuori casa, questo è vero, e ben venga questa spinta, se così non fosse non si potrebbero preparare le basi per l’età adulta. Certo anche che a quattordici o quindici anni non solo non si ha esperienza di vita, ma anche pochi strumenti per valutare le conseguenze delle proprie azioni. Il problema in fin dei conti non è l’orario di ritorno, o altro, ma quanto tuo figlio è in grado di valutare le conseguenze delle proprie azioni. Questa competenza infatti è alla base dei processi di autoregolazione del comportamento, meta che tutti i genitori dovrebbero tendere a raggiungere. Dobbiamo sempre pensare che noi non potremmo essere sempre presenti, è nell’ordine naturale della vita che i figli sopravvivano ai genitori. Se non imparano a regolare da soli il proprio comportamento allora non saranno adulti completi. Il troppo fa sempre male: troppo cibo fa male, troppo alcool fa male, troppo lavoro fa male, troppo riposo fa male. Anche l’acqua, elemento vitale, in enormi quantità fa affogare. I nostri figli avranno sempre bisogno di qualcuno che regola il loro comportamento, che gli dirà quanto mangiare, lavorare, divertirsi? Spero proprio di no.

Imparare a sviluppare un pensiero che contempli anche la previsione delle conseguenze delle proprie azioni è veramente importante, al contempo serve tempo e sopratutto esperienza. Che significa? Significa che prima di tutto la persone deve assumersi la propria quota di responsabilità rispetto a ciò che gli accade. Se infatti tende a spostare fuori la responsabilità non può valutare le conseguenze delle proprie azioni. Se il brutto voto preso in storia è, nella lettura di vostro figlio, causato dalla troppa difficoltà del compito stesso, o nella cattiveria del docente, di sicuro non si impegnerà a studiare per rimediare. Assumersi le responsabilità non è, al contempo, farsi schiacciare dal senso di colpa. Il senso di colpa non aiuta a crescere, è tossico, blocca lo sviluppo. Qual’è la differenza? Secondo me la differenza sta nel fatto che se mi assumo la responsabilità delle mie azioni allora, una volta capito l’errore mi perdono e riparto. L’esperienza quindi diviene formativa. Se invece vivo il fallimento con senso di colpa allora non sarò disposto a perdonarmi, ma anzi cercherò di espiare la colpa. Come? Quasi sempre con molta, molta sofferenza. Se siamo disposti a perdonarci, non a resettare, ma a perdonare facendo tesoro dell’esperienza, allora siamo sulla buona strada.

Come insegnare tutto questo a nostro figlio adolescente? Anzitutto cogliendo ogni occasione per fargli vedere che ogni azione produce una reazione, ad analizzare gli eventi seguendo la logica della  catena degli eventi. Non sempre partendo dalle esperienze di vita personale, ma basta aprire il giornale e leggere molti degli eventi attuali come frutto di una catena. A questo dovrebbe servire l’insegnamento della storia, non a ricordare date e nomi di persone morte mille anni, ma a sviluppare la capacità di ricostruire le catene e capire che ciò che ci accade oggi è il risultato di scelte compiute anni fa. Magari ogni tanto condividi la tua storia con i nostri figli, parla loro di come il tuo oggi è il frutto di scelte, felici o meno, compiute anni prima. Non avere paura di mostrarti a tuo figlio.

Al contempo si impara a perdonare se si è fatta esperienza di essere perdonati. Nel tuo cuore perdona tuo figlio, è vero ti fa male sentirti dire che vuol scappare di casa. E’ importante per lui sperimentarsi fuori casa, solo così crescerà. Perdonalo e lui imparerà a perdonare se stesso.

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