Imporsi con tuo figlio adolescente non serve a nulla!

 

L’adolescenza è un periodo tosto della vita: lo è stato per noi all’epoca, lo è anche per i nostri figli.
E’ un periodo ponte tra l’infanzia e l’adultità, un passaggio impegnativo, atratti doloroso e sicuramente tumultuoso complice anche l’aspetto ormonale che caratterizza la crescita. In famiglia gli equilibri cambiano: il bimbo/ragazzino è un ragazzo vero e proprio ma con le esigenze e i desideri di una testolina che non è in grado di compiere alcune operazioni mentali tipiche dell’adultità.
Uno dei problemi che i genitori incontrano è proprio questo: un corpo da ragazzo o ragazza, richieste da adulto e capacità pari a quella di un bambino  di comprenderne le risposte. Come a dire che chi hai davanti si presenta con le fattezze di Paris Hilton, parla con la saggezza di biancaneve e risponde o reagisce come tarzan o cappuccetto rosso: un bel mix! E quanti conflitti nascono da tutti questi personaggi che tua figlia (o tuo figlio) riveste quando parla con te, con voi genitori.
Lo vedo lo tocco con mano tutti i giorni: genitori spaesati e spiazzati!

Diciamo, per fare un po’ di ordine e tranquillizzarti, che l’ìadolescenza non è una malattia e che questo continuo oscillare tra una posizione e l’altra (infanzia/adultità) è funzionale a lasciare l’infnanzia e ad abbracciare l’adultità; è la tempicstica che ci frega tutti! Mi spiego meglio: ciò avviene nell’arco di anni, non nell’arco di un giorno o di un mese e le tue aspettative devono necessariamente ridimensionarsi. Di quali apsettative parlo? Eccone alcune:

 

1. essere riconosciuti come genitori capaci: no non è possibile, l’adolescente ti rimanda che non lo sei, ti svela i tuoi stessi errori e le tue incoerenze. Per crescere nella sua identità ha necessariamente bisogno di contestare il tuo modo di fare: questo è il punto importante! NOn si tratta di offendere te in quanto Persona (si, con la P maiuscola) ma in quanto genitore. Questo è un tasto dolente per moltissimi genitori, che in molte situazioni si sentono odiati e rifiutati dai figli; dolorosa sensazione che porta a sentirsi inadeguati, con il rischio di entrare in un circolo vizioso da cui uscirne da soli è difficile.

 

2. considerare tuo figlio alla pari: Se tua figlia adolescente si sente alla pari con te è un bel problema, lasciarglielo desiderare è un’altra cosa. Lo può, lo deve sentire come desiderio ma non può essere realizzato. Non ha ancora maturato competenze e abilità; riconoscigli quelle che ha ma non sovraccaricarla di aspettative di “cavarsela come un adulto”;

 

3. essere il suo amico e confidente: dinamica pericolosissima a tutte le età, ma in adolescenza è ricca di ancora maggiori implicazioni per la sua (disarmnica) crescita. NOn puoi essere amica di tuo figlio, la tua autorevolezza te le mangeresti in un sol boccone e hai voglia a recuperarla quanto sudore ti va via. Meglio lasciar perdere questa tendenza assurda di questi ultimi trent’anni che vuole madri in discoteca con le figlie e padri a fornire, di nascosto dlle madri, soldi ai figli per farsi le canne!

Queste tre aspettative prima le metti nel cassetto meglio è, perdona la franchezza, ma non posso raccontarti bugie e illuderti che continuando porterai a casa un figlio serreno: si sentirà confuso, imparerà l’incoerenza e la riverserà su di te. Lascia perdere, torna sui tuoi passi e mettiti nell’ordine di idee che crescere un figlio adolescente si può ma senza imporsi:

  • accompagnandolo passo dopo passo in modalità no-stress,
  • lasciandogli la possibilità di sperimentare
  • lasciandolo sbagliare e pagarne le conseguenze (mi riferisco alle piccole cose di ogni giorno)
  • mantenendo sempre la porta aperta della tua casa e del tuo cuore

Molla un po’ la presa, sii presente, prendi per mano ma senza insistere o importi. Ti ringrazierà, non ora ma tra una ventina d’anni …forse!

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